Prove di esplorazione su Marte: italiano indossa la tuta spaziale

La Nasa sceglie il ricercatore universitario come cavia. Per 20 minuti ha camminato nel deserto

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Fabio Sau ha la ricerca nel sangue. È un ricercatore italiano dell’Università del Nord Dakota che sabato ha fatto da cavia nella sperimentazione di un prototipo di tuta per l’esplorazione umana di Marte. Laureato in legge in Sardegna, ex alpino, Fabio ha cercato inutilmente lavoro in Italia poi si è iscritto ad un master in studi spaziali. Dopo un anno a Strasburgo presso l’agenzia spaziale europea, Fabio Sau ha spiccato il volo per gli Stati Uniti dove gli era stato offerto un posto da ricercatore presso l'Università del Nord Dakota. Dopo due anni di Nord Dakota, quasi fatica a parlare italiano. «Qui - spiega - non c'è nessuno che parla la nostra lingua e la sto dimenticando». L’esperimento di sabato è avvenuto a Badlands vicino a Fryburg, una zona desertica. «Quello che abbiamo dimostrato - ha spiegato Fabio raggiunto sul cellulare da Giornale - è il primo passo di un progetto piccolo se vogliamo, ma molto bene eseguito. Si tratta di un qualcosa destinato a diventare un grande obiettivo». «Il prototipo della tuta è molto bello. Sono contento d'essere stato scelto per provarlo. Per me si tratta di una specie di sogno che ha un obiettivo molto lontano, ma non per questo non attuabile».
«Mi auguro - ha poi aggiunto Fabio Say - che a questa mia avventura venga dato molto risalto e che la ricerca spaziale torni ad interessare l'opinione pubblica».
«Il Nord Dakota - ha spiegato - è un altro pianeta rispetto alla Sardegna. L'emozione d’indossare la tuta, scendere dal furgone, salutare la folla come fanno gli astronauti veri, camminare nella prateria brulla, osservare i cactus e raccogliere sassi sul mini carrettino rosso che mi trainavo appresso, è stata incredibile».
La passeggiata di Fabio Sau che fingeva d’essere su Marte è durata venti minuti. A controllarlo c’erano i 40 studenti che da circa un anno collaboravano al progetto ed il loro capo Pablo De Leon, di 41 anni, l'uomo che ha concluso con la Nasa il contratto per l'esperimento.
«La Nasa - ha spiegato il professor De Leon - ha fatto un grande affare nell’affidarci il progetto della tuta per Marte. L'Università del Nord Dakota ha diviso i 100mila dollari destinati al prototipo della tuta con altri cinque istituti scientifici ed il risultato è eccezionale. Le tute degli astronauti dello shuttle costano 22 milioni di dollari l’una». La tuta indossata da Fabio Sau è composta di due pezzi. La parte superiore è rigida ed ha uno zaino per contenere le apparecchiature di comunicazione. La parte inferiore è disegnata in modo da permettere al cosmonauta di salire inclinazioni fino a 45 gradi. I guanti sono di un materiale che ripara le dita da temperature estremamente gelide e dalla bassa pressione, ma permette allo stesso tempo di fare manovre che richiedono agilità delle dita, come allacciarsi le scarpe. Sulla Terra la tuta pesa 21 chilogrammi ma su Marte, dove la gravità è notevolmente inferiore, sarà l’equivalente di soli otto chilogrammi. Il colore, blu, è stato scelto a ragione veduta. «Su Marte - ha spiegato il professore Shan Da Silva capo del dipartimento spaziale dell'Università del Nord Dakota - la polvere è rossa. Una tuta bianca diventerebbe presto sporca, cioè rossa e non ci sarebbe più possibilità di distinguere l’astronauta dal paesaggio».
«Abbiamo trascorso una settimana nella zona di Badlands - ha spiegato Fabio - prima che la connessione col suo cellulare cadesse definitivamente -. È stato molto bello anche se la mia passeggiata spaziale è stata rimandata di qualche giorno perché pioveva e c'era fango».