Al via le prove generali: 3 giorni di shopping lungo

Tre giorni di shopping prolungato a gennaio. Negozi aperti dalle 7 alle 22 il giorno della Befana e domenica - per «lanciare» i saldi che scattano domani in tutta la città - e domenica 29 gennaio, che coincide con la chiusura della settimana della Moda. Il Comune voleva firmare già ieri la determina dirigenziale per le aperture straordinarie ma si è preso ancora 24 ore di tempo per evitare disguidi. Si cammina con i piedi di piombo, e soprattutto al fianco dell’avvocatura, per applicare il regolamento regionale del commercio senza entrare in conflitto con il nuovo decreto salva-Italia che dal primo gennaio concede la liberalizzazione degli orari in tutto il Paese. Con Roma che ha dato subito l’ok ad alzare le saracinesche 24 ore su 24 e la Regione Piemonte e Toscana che annunciano ricorso alla Corte costituzionale per riprendersi il diritto di legiferare in materia. La Lombardia conferma che non farà ricorso. Ma Milano è in stand by: sfrutta i 90 giorni che gli enti locali hanno a disposizione per «frenare» la deregulation con ordinanze. La prossima settimana aprirà un tavolo con i commercianti e i sindacati (sul piede di guerra) per trovare il modo di conciliare la nuova legge con la tutela dei lavoratori, salvare i negozi di vicinato che sono il 60% del totale, evitare lo scontro «finale» tra residenti e attività specie nei luoghi della movida. Ma intanto, Palazzo Marino fa un primo segno nella rivoluzione concedendo a gennaio il permesso di aprire i negozi tre giorni per 15 ore, dalle 7 alle 22. E studia le proposte da portare al tavolo con i commercianti. A coordinarlo saranno l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso e al Tempo Libero Chiara Bisconti (nella foto). Che si dichiara «personalmente favorevole alla liberalizzazione, ma non “selvaggia“, è un percorso a cui si può arrivare in un paio di anni e necessariamente a tappe». La Bisconti condivide diversi tomori dei commercianti. «Il Comune - premette - deve avere la funzione di regolatore e facilitatore. Può essere inutile e poco redditizio avere negozi aperti non-stop in modo sparso». Immagina, ad esempio, che si possa partire con una liberalizzazione soft, sperimentando una mappa di aperture serali o domenicali per zone o quartieri e comunicando bene il calendario ai cittadini, «garantendo più mezzi Atm e agenti in quelle aree». Un giorno di shopping sotto le stelle in corso Buenos Aires, uno ai Navigli, all’Isola. La gente «chiede orari più flessibili, anche agli sportelli e nelle imprese, non si tratta solo di allungare i servizi la sera ma anticiparli la mattina». Per evitare la guerra sulla movida, immagina orari di chiusura «scaglionati», più lunghi man mano che ci si sposta in luoghi meno abitati in periferia». Ma Giorgio Montingelli dell’Unione del commercio prevede «ricorsi perchè sarebbe discriminante». E premette che al tavolo di trattativa «daremo un contributo in cambio di restrizioni alla grande distribuzione, o i negozi di vicinato saranno condannati alla chiusura».