Prove di grande centro, l’Udc dice sì alla Dc

Lunedì vertice ristretto di Forza Italia nella villa di Berlusconi a Porto Rotondo

Marianna Bartoccelli

da Roma

Sarà un weekend di silenzio quello che si propone il premier Silvio Berlusconi dopo la faticosa settimana trascorsa nell’ennesimo scontro con l’Udc e lo scambio polemico con il presidente della Camera, Casini. Due giorni di silenzio e poi lunedì sera ci sarà un minivertice di Forza Italia con Fabrizio Cicchitto e Sandro Bondi. Si parlerà soprattutto di strategia per la campagna elettorale, visto che si dà per certa la presenza di Mario Mantovani, il «motore azzurro» che dovrà far marciare il partito per le elezioni politiche, ma anche delle varie questioni politiche sorte e di partito unico.
Il dibattito politico, soprattutto nel centrodestra, ieri si è svolto tutto attorno alla proposta di un possibile Ppe italiano che aggreghi Forza Italia, l’Udc e la nuova Dc appena nata di Rotondi, escludendo An. Proposta lanciata dal segretario Gianfranco Rotondi nell’intervista al Giornale. I primi no arrivano dal partito di Fini, Forza Italia non è convinta, ma la Dc trova il consenso pieno proprio dal «nemico», l’Udc di Marco Follini, che affida il «sì» a Lorenzo Cesa, il «segretario-ombra» di via dei Due Macelli.
«Non merita commenti» è la dichiarazione lapidaria di Ignazio La Russa. Più articolato il commento di Maurizio Gasparri, che ricorda come dal 29 luglio si è avviato il percorso della Costituente per un partito unico tra Udc, Forza Italia e An. «Spero si vada avanti in questa direzione» sottolinea l’ex-ministro. Ricorda il progetto del partito unico tra le tre forze della Cdl anche il ministro Gianni Alemanno che invita a «lavorare su ciò che già esiste». «Impossibile rifare la Dc perché il clero non è più in grado di fare nulla» afferma, entrando nel merito della proposta di una nuova Dc, Gianni Baget Bozzo che sull’ipotesi che pezzi della Margherita e dell’Udeur possano ritrovarsi in questo Ppe italiano, sostiene che questo «non porterebbe da nessuna parte». «Se Rutelli e Mastella vengono nel centrodestra è cosa buona - aggiunge - ma se si punta ad una nuova Democrazia cristiana il progetto fallirà perché non ci sarà più il sostegno della Chiesa, che oggi vuole gestirsi a modo proprio».
Un partito unico senza An non piace al coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, che trova la proposta «in questo momento fuorviante e controproducente». Bondi comunque condivide la necessità di portare avanti il processo politico di unità tra le forze politiche che sostengono questo governo, compresa An, e di guardare oltre «aprendo ad altre forze moderate che si richiamano al Ppe e che per adesso sono allocate con l’opposizione».
I consensi invece arrivano dall’Udc. Cesa, vicepresidente del gruppo Ppe a Bruxelles, ne condivide lo spirito e ritiene la proposta «molto più fattibile di quella di un partito con Alleanza nazionale». Appoggio convinto anche da parte di Emerenzio Barbieri, che considera la proposta di «buon senso». Barbieri va oltre una semplice condivisione e si augura che questo soggetto politico-culturale che si ispira alla tradizione del Ppe «spinga la Margherita e l’Udeur di Mastella al ravvedimento». Carlo Giovanardi - esponente della minoranza interna - non è d’accordo: «Il futuro della Cdl è nella costituente del partito unitario del luglio scorso e nell’accordo con la Lega».
Dura la replica dalla Margherita. Giuseppe Fioroni dell’esecutivo del partito di Rutelli ribatte: «Il fatto che l’Udc attraverso Lorenzo Cesa prenda per buona la proposta di Rotondi si può spiegare solo in due modi: o è la calura estiva, oppure l’Udc si sente presa a calci dal leader della coalizione e si attacca ad ogni ciambella. Siamo di fronte ad una proposta che non esiste». Rilancia la proposta Rotondi invece il vicesegretario vicario dell’Udc, Mario Tassone, per il quale bisogna andare verso un partito di centro che raccolga le esperienze dei cattolici ovunque dislocati: «Altrimenti l’aggregazione tra visioni diverse significa realizzare solo un cartello elettorale».