Prove di guerra all’Iran Israele è pronto a colpire l’atomica degli ayatollah

Ci sarebbe l’accordo nel governo per bombardare le centrali nucleari di Teheran. Anche l’esercito si muove. E le voci di un’operazione si rincorrono

Incontri ministeriali ad alto livello, divisioni interne nell’establishment militare e politico, esercitazioni militari, imminenti rivelazioni sul programma nucleare dell’Iran, minacce di Teheran, fughe di notizie israeliane. Nelle ultime ore, in Israele, i giornali e i siti internet hanno seguito con ansia le notizie in arrivo dall’interno del gabinetto più ristretto di super ministri, quello che assieme al premier Benjamin Netanyahu e al ministro della Difesa Ehud Barak prende decisioni in materia di sicurezza. Netanyahu e Barak sarebbero vicini a ottenere l’appoggio della maggior parte dei ministri per un attacco contro le installazioni nucleari iraniane. Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri, finora contrario a un’azione militare, sarebbe pronto a votare in favore. Il vice premier Moshe Ya’alon conta invece sull’effetto delle sanzioni della comunità internazionale e chiede ai colleghi pazienza.
Queste discussioni all’interno del ristretto gruppo di uomini del governo sarebbero dovute rimanere segrete, eppure ieri, i titoli dei giornali israeliani erano concentrati su una possibile non lontana operazione militare contro l’Iran. C’erano perfino sondaggi che raccontavano come il 41% degli israeliani sia favorevole a un attacco, anche se l’80% crede che possa portare a conflitti con Hezbollah nel Sud del Libano e Hamas a Gaza. La stampa nazionale ha sottolineato un legame tra un possibile attacco e recenti manovre dell’esercito: la settimana scorsa l’aeronautica israeliana ha simulato un attacco a lungo raggio nella base Nato di Decimomannu, in Sardegna; mercoledì in pieno giorno è stato testato un missile a lunga gittata e ieri le sirene hanno suonato nella mattina di Tel Aviv, per la simulazione di un attacco missilistico contro civili. Secondo il governo e i militari si tratta soltanto di esercitazioni di routine. Per Ephraim Kam, vice rettore dell’Istituto per gli studi di sicurezza nazionale dell’università di Tel Aviv, le esercitazioni hanno una connessione con gli avvenimenti anche se, spiega, quando un governo prepara un attacco militare conta sull’effetto sorpresa e non si azzarda a far trapelare notizie, come successo in Israele. «L’idea principale dietro alle indiscrezioni è quella di spingere gli iraniani a cooperare con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e fare pressioni affinché la comunità internazionale imponga sanzioni più dure». Le fughe di notizie in Israele - che secondo un quotidiano kuwaitiano sarebbero effetto di faide politiche all’interno dell’establishment della sicurezza - arrivano a pochi giorni dalla pubblicazione di un «forte» rapporto dell’Aiea, che uscirà l’8 novembre, in cui l’agenzia parlerebbe di scopi militari del piano atomico, rivelano fonti del francese Figaro. Gli iraniani sostengono che il programma abbia invece scopi civili.
Per Amos Harel, esperto militare del quotidiano israeliano Haaretz, tra esercitazioni e fughe di notizie Israele vuole mandare un chiaro messaggio all’Iran: «L’opzione militare rimane sul tavolo - spiega Harel - c’è una sorta di guerra psicologica tra Israele e l’Iran», di cui fanno parte le minacce arrivate ieri dal ministro degli Esteri di Teheran Ali Akbar Salehi, che ha detto che la risposta iraniana a un attacco sarà «brutale». Se il giornalista non crede che le recenti esercitazioni militari siano parte di una strategia israeliana («sono state pianificate mesi fa»), le manovre dell’esercito rientrano comunque in un tentativo di aumentare la deterrenza israeliana. E la notizia che Israele sta considerando un attacco «è utilizzata dalla comunità internazionale per fare pressioni sull’Iran». Il britannico Guardian ha scritto che l’esercito di Sua Maestà si starebbe preparando a un eventuale attacco e il presidente americano Obama ha dichiarato ieri che il programma nucleare di Teheran rappresenta una continua minaccia.