Prove di un nuovo centro per salvare Burlando

(...) il padrino del movimento allo stato embrionale sarà Lorenzo Dellai. Presidente della provincia di Trento è stato l’unico uomo di centrosinistra a vincere una campagna elettorale nell’era in cui Pdl e Lega fanno man bassa ovunque. Dellai con la sua Unione per il Trentino, movimento civico che si rifà alle radici del popolarismo nella terra di De Gasperi, è riuscito a formare un’alleanza che lo ha visto fare da collante tra Udc e Pd. Dalla sua scuola sembrano prendere spunto i desaparecidos liguri che alle regionali del prossimo anno potrebbero essere pronti a sostenere proprio un’alleanza con Pd e Udc se Claudio Burlando decidesse di abbandonare la parte sinistra dell’attuale maggioranza: «Dobbiamo rappresentare quel mondo popolare che non si riconosce nella sinistra -è l’esordio di Broglia- ma che guarda ai riformisti per creare un bipolarismo che possa sostituirsi all’attuale quadro politico bipartitico nel quale comandano solo Pdl e Pd».
Egidio Banti alla domanda se aderirebbe ad un polo di centro non riesce a mentire, «non lo fondo io, ma se ci fosse ci ragionerei». Un nuovo soggetto di centro, quello a cui pensano anche Francesco Rutelli ed Enrico Letta. Senza dimenticare Pierferdinando Casini che ha da risolvere il nodo: l’elettorato sarà pronto a seguirlo in un’alleanza stabile con il Pd? «Non lo giurerei, si allea con Pdl o Pd dove sa di vincere con uno e con l’altro», il ragionamento è del consigliere regionale Broglia che dal partito di Casini se n’è andato due anni fa. Così meglio andare avanti da soli e crearlo questo movimento senza aspettare ipotetici affreschi nazionali. Ragionamento più sottile per l’assessore Pittaluga per il quale «sarebbe sbagliato dividere l’atomo e per atomo intendo il centro. Il Pd è spostato a sinistra, c’è uno spazio vuoto che dev’essere riempito». L’Udc come soggetto promotore pronto ad inglobare i delusi del progetto prodiano. Come la vede Burlando? «Credo con grande interesse», risponde il « Pitta» che vede compatibile un’alleanza che vada da Udc a Rifondazione: «Dalla mia esperienza di assessore dico che è un’esperienza fattibile».
Gli ex democristiani non ce la fanno ad annegare le loro radici in questo nuovo soggetto politico che sembra appassire proprio perché sono i suoi uomini a non portargli più acqua. «Il partito così com’è non va bene -prosegue Banti-. E il problema non si chiama Veltroni e nemmeno Franceschini. Il Pd da quando è nato ha sempre perso. Andando avanti così perdiamo la Liguria». Nonostante ci sia una campagna elettorale alle porte via alla discussione interna per una scissione irrinunciabile. Forse anche pensando che se, alla fine, l’Udc decidesse di sostenere Biasotti e Burlando pensasse di non mollare l’asse creato con l’estrema sinistra, un ruolo al centro per rivendicare un proprio spazio ci sarebbe comunque. Bye, bye Pd.