Prove di partecipazione: il Pdl va tra la gente

Il dibattito si muove sul filo della metafora. Comincia Alfredo Pallone, capogruppo regionale azzurro: prima dice che il nuovo Pdl «non deve essere chiuso come una sagrestia», poi esorta tutti a non comportarsi «come delle vedove sconsolate», attaccate ai simboli di un passato che è pronto a rivivere, ad attualizzarsi mentre cambia forma e nome. Prosegue Fabio Desideri, vicepresidente nazionale della Federazione dei cristiano popolari, auspicando che il Popolo della libertà non cresca «nel segreto di una stanza», ma sia in grado di coinvolgere sul serio il territorio. Chiude Donato Robilotta, capogruppo alla Pisana dei Socialisti riformisti, parlando di una «lotta» da intraprendere contro un «avversario», Marrazzo, che ha iniziato anzitempo la campagna elettorale, per giunta con i soldi dei cittadini. Si veda alla voce manifesti per la raccolta differenziata che ricoprono la città.
Sono tanti i primi segnali di un Pdl «partecipato», prove generali di dialogo trasversale nel centrodestra, indette ieri mattina dal vicepresidente del consiglio regionale del Lazio Bruno Prestagiovanni. E rigorosamente aperte al pubblico. «La prima vera intuizione deve essere quella di coinvolgere la società civile - ha infatti spiegato Prestagiovanni - la partecipazione è la quintessenza della politica e non può tollerare alchimie. È un’avventura nuova con uno scenario diverso, servono solidarietà e sussidiarietà per combattere lo statalismo incombente. Alla Pisana ci sarà un lavoro sempre più coeso per sviluppare un’azione politica comune e conquistare il Lazio nel 2010».
E la società civile ha risposto, per giunta di sabato mattina presto: ha intasato il parcheggio dell’hotel Summit sull’Aurelia, affollando il salone dei congressi per quasi tre ore di dibattito, moderato da Potito Salatto, coordinatore dell’Assoforum, che a sua volta ha parlato della «crisi di progettualità» come uno dei mali cronici che affliggono il Paese. Una soluzione a questo difetto tipico del meccanismo politico potrebbe arrivare proprio dalla dichiarazione d’intenti con cui si è chiuso l’incontro: creare alla Pisana una «cabina di regia» dei partiti che costituiranno nel Lazio il Pdl, impostando «comuni strategie di opposizione e di comunicazione all’esterno, iniziando dai temi della sanità e dell’ambiente, dove la maggioranza guidata da Marrazzo ha una confusione generale», come ha rilevato Pallone.
Ad aprire i lavori era stato Andrea Simonelli, capogruppo Pdl alla Provincia di Roma, il primo a sottolineare il «peso dei valori» in questo nuovo progetto, definendoli «il collante che ci tiene tutti uniti». Enrico Cavallari, assessore al Personale in Campidoglio, ha invece ricordato che «il lavoro va fatto strada per strada, vicolo per vicolo», perché il nuovo partito si trasformi in «un’esigenza condivisa da amministratori e cittadini». Qualcosa in più, insomma, di una semplice sommatoria di esperienze precedenti, ma «un sistema aperto, dove anche la classe dirigente deve essere messa perennemente in discussione».