Prove segrete di pace fra israeliani e siriani

La restituzione del Golan in cambio della rottura con Hamas e Hezbollah Poi l’alt ai colloqui

La Siria nega, Ehud Olmert smentisce qualsiasi partecipazione ufficiale israeliana, ma il documento trabocca di nomi, luoghi, date e personaggi difficili da inventare. Il quotidiano israeliano Haaretz l’ha sbattuto in prima pagina svelando i dettagli di una trattativa segreta per la restituzione alla Siria delle alture del Golan iniziata nel gennaio del 2004 e protrattasi fin dopo lo scoppio del conflitto in Libano. Trenta mesi e passa di incontri clandestini tra Europa, Turchia, Siria, Israele riassunti in un documento dell’estate 2005 che lascia aperta solo la tempistica del ritiro. Israele esige 15 anni di tempo, Damasco rivuole il Golan in un lustro.
Il piano, un “non documento” privo dell’avallo ufficiale dei governi, ricorda per complessità e creatività i memorandum precedenti gli Accordi di Oslo con i palestinesi. Quel “non piano” – accantonato, secondo le rivelazioni, per assecondare l’isolamento di Damasco voluto da Washington - prevede la creazione sulle alture di un parco naturale accessibile da siriani e israeliani e contiene l’impegno di Damasco a rompere ogni rapporto con Hamas e Hezbollah. Ancora più devastante sarebbe l’asserita volontà del presidente siriano di spingere gli alawiti, la setta religiosa siriana controllata dagli Assad, a rompere ogni legame con gli sciiti per riavvicinarsi all’ortodossia sunnita. Un ripudio di scelte paterne determinanti per l’alleanza con l’Iran e per il progetto di un asse sciita capace di tagliare in due il Medio Oriente e di spaziare da Teheran al sud del Libano affacciandosi sui territori d’Israele. Proprio queste rivelazioni sarebbero all’origine della dura smentita di Damasco che definisce «completamente falso» lo scoop di Haaretz.
La storia del “non documento” inizia, come molte “spy story”, nella hall di un hotel di Ankara dove Alon Liel, un ex direttore generale del ministero degli Esteri israeliano ed ex ambasciatore in Turchia, nota una delegazione siriana guidata dal presidente Bashar Assad. Curioso come ogni buon diplomatico, Liel chiede ad amici turchi il motivo della visita e viene a sapere di un colloquio con il premier Erdogan in cui si è discusso molto di Israele. Ritornato in patria Liel viene convocato dall’ambasciatore turco a Tel Aviv che gli rivela il desiderio di Assad di avviare colloqui informali con Israele servendosi della mediazione di Ankara. Il presidente siriano, preoccupato per la stagnazione economica, la mancanza di risorse e la crescita del fondamentalismo desidererebbe un’apertura ai commerci e alla circolazione delle idee per salvarsi da bancarotta e integralismo religioso. Alon Liel entra così in contatto con Feridun Sinirlioglu, un uomo d’affari siriano con nazionalità statunitense originario dello stesso villaggio della famiglia Assad. Il personaggio, già protagonista di mediazioni segrete con Washington, diventa il portavoce di Damasco.
Quando alla fine del 2004 la Turchia esce di scena, probabilmente su pressione americana, gli altri protagonisti continuano i colloqui. A Gerusalemme, l’allora premier Ariel Sharon, pur non appoggiando ufficialmente le trattative, si guarda bene dal proibirle. La collaborazione di Geoffrey Aronson, un ebreo americano esponente della Middle East Peace Foundation di Washington, garantisce l’entrata in scena di un mediatore europeo che nell’autunno 2004 sponsorizza e ospita una fitta serie di colloqui. Lo stesso mediatore europeo partecipa ad almeno otto colloqui con delegazioni siriane incontrando, di volta in volta, il vicepresidente Farouk Shara, il ministro degli Esteri Walid Muallem e un generale dei servizi segreti. Accettata l’indisponibilità siriana a un ritiro su posizioni diverse da quelle antecedenti la guerra del 1967, gli israeliani ottengono in cambio la smilitarizzazione del Golan e il controllo delle falde acquifere del lago Tiberiade e del Giordano.
Nell’ultimo incontro svoltosi il 16 luglio 2006, mentre ad Haifa un missile di Hezbollah uccide otto operai, resta da discutere la tempistica del ritiro. Ma il no israeliano alla richiesta siriana di un coinvolgimento nella trattativa di funzionari del governo blocca ogni successivo sviluppo.