Le prove su San Benigno e il Comune assente

Premetto che anche quest’anno il 10 ottobre è trascorso senza che alcun rappresentante della civica amministrazione, contrariamente a quanto da loro stessi promesso esattamente un anno fa, fosse presente alla santa Messa in suffraggio delle vittime di San Benigno che si è tenuta a San Teodoro alle ore 11.
Poi, in aggiunta a quanto ho incontestualmente dimostrato «San Benigno: silenzi, misteri, verità su una strage dimenticata» (NovAntico Editrice, Pinerolo, To, 2004) circa le responsabilità dei «partigiani» comunisti nel proditorio, vile, feroce, bellicamente inutile atto terroristico che comportò l’eccidio di almeno mille persone inermi e innocenti (fra cui tanti bambini); in aggiunta alle decisive e inoppugnabili confutazioni da me opposte alle inconsistenti, contradditorie, ciniche, ripetitive pseudo-tesi «resistenziali»; in aggiunta alle prove, ai documenti e alle testimonianze da me esibiti a supporto, per contrastare la menzognera, ignobile, vomitevole vulgata «ciellenistica»; in aggiunta alla rivendicazione, da me prodotta in fotocopia, apparsa in prima pagina il 24 ottobre 1944 su «Italia combatte» (la rivista che il «Regno del Sud» e i suoi «alleati» - e cioè: monarchia sabauda, americani, inglesi - destinavano ai «partigiani» del Nord), rivendicazione in cui si affermava che il 10 ottobre i «patrioti» nella «galleria presso la Lanterna» avevano «fatto saltare un deposito che conteneva una ingente quantità di esplosivi» dei tedeschi; in aggiunta a tutto ciò, posso ora produrre anche la copia del documento segreto dell’Oss (Office of Strategic Services, Washington, D.C.) distribuito il 23 novembre 1944 (ma riferentesi a un bollettino, o rapporto che dir si voglia, del 1º novembre 1944, «data dell’informazione: scorso ottobre 1944, Siena», città in cui aveva sede l’Oss), documento in cui possiamo leggere:
«Genova: 1. L’esplosione della (l’aver fatto saltare in aria la) «Galleria Robairone» (leggi: Romairone) in Genova causò 2mila morti, in parte personale militare».
Interessante (e decisivo, a suffragio della tesi già esaustivamente sostenuta) è l’oggetto, l’argomento, il tema («Subject») del rapporto, come chiaramente si evince in alto a sinistra, e cioè: «Sabotaggio (Sabotage)». Ciò detto, mi è consentito domandare all’avvocato Raimondo Ricci, Presidente dell’Ilsrec, chi fra lui e me sia il «falsario della storia», come egli ebbe a definirmi? (v. «La Repubblica-il Lavoro» del 21-10-2004, «Il Secolo XIX» dell’8 novembre 2005, nonché «il Giornale» del 26-11-5-2005). Grazie dell’attenzione.