Prove di terzo polo, tutti dentro I Radicali: «Priorità referendum»

C’è un gran lavorìo al centro. Spezzoni dei due tradizionali schieramento che si parlano, disegnano scenari e accordi in vista di un futuribile terzo polo. Lo schema da cui partire è sempre quello: attrarre pezzi di sinistra e Pdl, costringere al ballottaggio la Moratti e a qual punto contrattare con i due blocchi. Ovvio che questo disegno terzopolista ha bisogno di un candidato - per questo non cala il pressing su Albertini - e di un minimo di coerenza politica e programmatica. E qui sta il punto debole dell’operazione. Ad oggi infatti i potenziali aspiranti al piano sono troppo eterogenei. Certo gli uomini dell’Udc sarebbero i naturali interlocutori di questo progetto se dovessero rompere con la maggioranza uscente. E ci sarebbero i finiani, nel caso in cui la situazione romana dovesse precipitare verso la rottura. Poi Manfredi Palmeri, Tiziana Maiolo e il «partito degli ex». Con loro Edoardo Croci, liberale-libertario oggi finiano ma anche al lavoro sulla campagna referendaria con altre personalità traversali, a partire da promotori come il radicale Marco Cappato e il verde Enrico Fedrighini. «Alcuni esponenti di Fli hanno attivamente sostenuto i nostri referendum», ha detto ieri Croci. A questo punto il discorso si allarga. In Fli una buona componente è quella dei radicali (o ex tali) come Benedetto della Vedova. E il segretario dell’associazione radicale milanese «Tortora», Francesco Poiré, ammette che Croci, Cappato e Fedrighini potrebbero anche «fare qualcosa insieme» e che al centro si stanno aprendo «scenari interessanti». Ma la priorità - ricorda - sono i referendum, come conferma lo stesso Cappato: «I Radicali a Milano - dice a proposito del comizio di fini di lunedì - non erano al Derby ma in piazza, a raccogliere firme sui 5 referendum per l’ambiente e a chiedere che si accerti la verità sulle falsificazioni delle elezioni regionali».