PROVETTA VUOL DIRE DISTACCO DALL’UOMO

Contrariamente a quanto affermato da Claude Lévi-Strauss, e dopo di lui da tanti etnologi ed antropologi, la merce più preziosa, nella nascita della società e della cultura, non sono le donne. Sono i maschi. Le donne, infatti, possono essere costrette a subire il coito e la fecondazione: è sufficiente tenerle ferme. Il maschio non può essere costretto all’erezione e alla eiaculazione, neanche oggi, neanche nella tecnica di laboratorio. Ridotto ad animale da monta, appositamente selezionato, privo del desiderio della monta, per giungere ad emettere lo seme necessario alla fecondazione si trova nell’umiliante condizione di doversi eccitare da sé, con l’aiuto di riviste porno, e consegnare il risultato della masturbazione ad un utero ignoto, cancellato dall’atto di fondazione della società che dal Pene ha avuto inizio.
Il Pene è il primo strumento che ha agito all’esterno dell’organismo allungandosi e proiettandosi su di un oggetto, permettendo così al maschio di diventare consapevole della possibilità di colpire un bersaglio attraverso una forza motrice interna ed autonoma. Un primo modello di motore che si mette al lavoro con l’aumento di energia calore provocato dallo sfregamento con sempre maggiore velocità; un modello fornito dalla natura e sul quale, senza che sia mai stato detto, sono stati costruiti innumerevoli altri strumenti. Aver concettualizzato l’esistenza di un «oggetto» e di conseguenza del «soggetto» è alla base del pensiero: senza questo tipo di pensiero non esisterebbe la società umana.
Potere, potenza, autorità, si aggirano intorno alla «potenza» (non è un caso se non siamo stati capaci fino ad oggi di trovare un termine diverso) del Pene. Con la fecondazione in laboratorio si compie un passo drammatico e finale: il totale distacco dell’uomo, della società umana, dall’organismo biologico. Dunque la cancellazione della paternità, l’annientamento del maschio come padre comporta ben altro che ciò di cui tanto si discute in questi giorni: comporta la conclusione del lunghissimo cammino compiuto dall’umanità dalle origini fino ad oggi. Si apre davanti a noi un vuoto, un abisso non riempito da nulla, salvo che da ciò che abbiamo sotto gli occhi: la rinuncia a qualsiasi buon senso, la consegna alla pura tecnologia, l’assurda disputa su chi è più e chi meno portatore di valori come se non fosse ogni uomo, proprio in quanto uomo, religioso o non religioso, in possesso di coscienza etica.
Quali sono, infatti, gli argomenti che sono stati messi in campo? Non si può fermare la ricerca scientifica, dicono in molti. Ma la medicina non è una scienza (come i medici sanno benissimo). Inoltre qui si tratta non di scienza ma di tecnologia. Le cellule staminali possono servire a fini terapeutici? Faceva parte del meglio della nostra civiltà l’affermazione che il fine non giustifica i mezzi e che nessuno può essere strumento. A questo si sono attenuti i più grandi scienziati quando si sono trovati davanti ai risultati delle loro scoperte; sarebbe sufficiente ricordare l’appello di Einstein, di Freud e dei maggiori fisici affinché i politici mettessero al bando l’energia atomica.
Si tratta di favorire la vita, dicono ancora i fautori delle nascite in laboratorio. La vita? Quale società più insensata di questa che paga col sistema sanitario di Stato l’aborto di massa e poi si dilania per far nascere qualcuno a tutti i costi? Si afferma che non è in discussione la legge sull’aborto. Bene: non lo sarà per i politici ma non per gli esseri umani in quanto questi sono forniti dello strumento del pensiero, della logica, della razionalità, che è l’unico a garantirgli l’appartenenza alla specie umana. Sarà bene dunque conoscere qualche cifra, anche se il ministero le fornisce con molto ritardo e fa di tutto per non diffonderle. Nel 2001 gli aborti ufficiali sono stati 130.512 (più di un quarto delle nascite). Calcolando con larghezza un 10 per cento di interruzioni dovute a malattie, a malformazioni, a rischio grave per la madre, tutto il resto è voluto, e già lì era stato cancellato il maschio, il padre dalla procreazione.
Oggi siamo di fronte ad una responsabilità enorme: distaccarci dal Pene significa distaccarci da tutto quello che è stato costruito, nel bene e nel male, ma comunque costruito dagli uomini maschi. La leggerezza con la quale le donne si sono avviate su questa strada induce a temere che non se ne siano rese del tutto conto...