Province, Pdl all’assalto delle roccheforti rosse

C’è una frase che a Dario Franceschini piace tanto, quando gli è balenata in testa deve aver pensato al colpo di genio, e infatti la ripete da almeno due anni, di solito passando da Milano. Fa così: «Io so che non esiste la Padania, ma esiste la pianura padana dove sono nato». Segue ragionamento sulla «questione settentrionale». Poi, al Sud, il leader del Pd cambia registro, e attacca con l’altra dichiarazione ad effetto, vabbè, non è nuova ma becca sempre applausi, gli ultimi glieli hanno tributati in quel di Napoli: «Non possiamo accettare che il Mezzogiorno paghi il prezzo della crisi. Il sud è una risorsa e non un problema per l’Italia». Solo che poi guardi i sondaggi e capisci che trattasi di sforzo intellettuale inutile. Il Pd rischia di perdere a ogni latitudine, e soprattutto lì, in quelle grandi metropoli che considera il simbolo della propria «resistenza». A Milano il centrodestra di Guido Podestà promette di vincere al primo turno sull’uscente Filippo Penati. Così come a Napoli, dove Luigi Cesaro è in fuga sull’ex ministro Luigi Nicolais. E poi c’è Torino. La patria dell’ultimo segretario Ds Piero Fassino la sta giocando proprio brutta. Qui, gli operai della Fiat non hanno trovato di meglio che assaltare il palco della Cgil, in piena campagna elettorale. Non ci voleva, ecco. Non adesso che Claudia Porchietto del Pdl è pronta a espugnare la roccaforte di Antonio Saitta.
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