Dalla Provincia 900 euro per curare la palma

di Ferruccio Repetti

Ogni singola pianta è un patrimonio da salvare. Non lo dicono solo gli ambientalisti e gli spot pubblicitari dello yoghurt, protagoniste Geppi e Alessia Marcuzzi. Ora lo afferma, forte e chiaro, anche la giunta provinciale di Genova guidata da Alessandro Repetto. Che, per salvare una singola pianta di palma, non ha badato a spese, crepi l’avarizia tipicamente genovese! E ha stanziato 900 euro tondi tondi, per far correre una squadra di medici, pardon: di giardinieri, al capezzale del palmizio ammalato. Mica un palmizio qualunque: si tratta di un esemplare - oriundo orientale, ma naturalizzato ligure - che da anni si innalza superbo, incurante di zefiro e tramontana, nel parco dell’ex istituto alberghiero Marco Polo, oggi Accademia del Mare, via Oderico 10, in quel di Albaro. Una palma (almeno finora) dritta come un fuso, spettacolare nella sua imponenza, incapace sì di produrre la miseria di un dattero, ma perfettamente in grado di regalare ombra e verzura prima agli aspiranti chef, poi agli ufficiali destinati alle navi mercantili. Finché, un bel giorno, anzi un bruttissimo giorno, l’occhio di qualche esperto si è posato prima sulle fronde, poi sul tronco, e ha scoperto - dev’essere andata così - che c’era «qualcosa che non andava».
Segni impercettibili. Chiunque avrebbe scrollato le spalle, rassegnandosi alla legge di Natura: «Lasciamo fare al destino, tanto, qui intorno, di palme ce ne sono altre. Una più, una meno... che differenza fa?». Cinico, barbaro! Altro che rassegnarsi alla legge di Natura! La Provincia no, non può restare insensibile anche a un solo fuscello, figurarsi a una palma intera! «Abbiamo o non abbiamo la delega all’ambiente?» si sono detti in giunta. Risposta affermativa. Non c’è un minuto da perdere: «Preso atto - sta scritto nella delibera, in provincialese stretto - che il responsabile del procedimento ha evidenziato la necessità di intervenire presso l’Accademia del Mare per la realizzazione del servizio di verifica dello stato di salute e delle condizioni di stabilità su pianta di palma antistante l’entrata principale dell’edificio con riduzione della siepe intorno alla suddetta, il dirigente dispone di autorizzare il servizio per l’importo di 900 euro, Iva compresa». A questo punto - si immagina - è partita la task force, pronta ad «aggredire» il batterio killer, il fungo assassino, o il freddo di quest’inverno così rigido, responsabili, uno per tutti o tutti per uno, degli acciacchi dell’augusta inferma. Un intervento, quello della task force vegetale, che peraltro non è andato giù al capogruppo della Lista Biasotti in consiglio provinciale, quell’incontentabile fustigatore di sprechi che risponde al nome di Massimo Pernigotti. Il quale ha rivolto un’interpellanza al presidente dell’assemblea chiedendo il «motivo per cui si spende una somma simile per occuparsi dello stato di salute di una singola palma», facendo ricorso a una ditta esterna, «considerato che in tempi di penuria di risorse potremmo attingere competenze tecniche dai professori dell’istituto agrario Marsano, con cui abbiamo un filo diretto».
Anche se pare che la ditta esterna sia capace di convincere la palma a produrre i datteri...