Provincia addio, arriva la città metropolitana

Il nuovo istituto migliorerà la gestione di molti servizi, in particolare i trasporti pubblici

Niente elezione per Palazzo Isimbardi l’anno prossimo a Milano. La sfida per la Provincia è destinata a saltare, almeno secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni che annuncia anche la sua cancellazione. «Aboliremo solo le Province inutili», le parole del colonnello leghista ieri mattina alla trasmissione Viva voce sulle frequenze di Radio 24. Spiegando poi di riferirsi «per esempio a quelle delle aree metropolitane, non a tutte». Il tema, dunque, è quello particolarmente dibattuto in questi giorni della nuova organizzazione degli enti sul territorio. Che ha fatto dichiarare a Letizia Moratti la sua disponibilità a lasciare Palazzo Marino per rendere più «democratica» la nascita del nuovo soggetto amministrativo. «Sono pronta a dimettermi da sindaco - le sue parole -. Non sarebbe corretto andare a elezioni con un sindaco della città metropolitana se non viene deciso dai cittadini». Premessa politicamente corretta, ma che non nasconde le sue aspirazioni a un ruolo da super sindaco.
Ieri il nuovo passo avanti. «Stiamo lavorando - ha spiegato Maroni - perché l’anno prossimo non si voti per esempio nella provincia di Torino e nella provincia di Milano». Due delle tre eventuali aree metropolitane (mancherebbe solo Napoli), nelle quali l’elezione del presidente il prossimo anno non coincide con quella del sindaco, in programma dodici mesi dopo. Un ulteriore indizio dell’accelerazione dell’operazione che piace alla Moratti, ma anche al presidente ds della Provincia Filippo Penati che, puntando a raccogliere i voti di un hinterland tendenzialmente più favorevole al centrosinistra, già pensa al colpaccio. «Queste Province - spiega Maroni - vengono sostituite dalle città e dalle aree metropolitane. La Provincia ha un ruolo fondamentale. Io abito in un comune di mille abitanti, se non ci fosse la Provincia che fa le strade, che porta i servizi, il sindaco del mio comune dovrebbe rivolgersi alla Regione. Il che è come rivolgersi a Roma, significa cioè non venire ascoltati». E quindi? «Ciò che ci accingiamo a fare è l’eliminazione di tutti gli enti intermedi tra Comune e Provincia. Le comunità montane, i consorzi, gli Ato, tutte strutture che si sovrappongono nella governance che costano e che creano conflitti».
Tra i vantaggi della città metropolitana, ricordati più volte dalla Moratti in questi giorni, c’è ad esempio una migliore gestione dei servizi che riguardano anche i cosiddetti city users, ovvero chi ogni giorno arriva per esempio a Milano per lavorare e studiare, raddoppiando di fatto il numero degli utenti e richiedendo maggiori servizi rispetto ai normali residenti. Che, però, pagano per tutti. Un esempio? «Penso alle tariffe integrate per il trasporto pubblico - ha spiegato la Moratti - che ora non possono essere uniformate perché dovrei aumentare il prezzo del biglietto del metrò entro i confini urbani. Un ente con poteri sovracomunali, potrebbe affrontare il problema in modo diverso».