La Provincia convoca i sindacati, si presenta solo la Fiom

Situazione Fincantieri: la Provincia chiama, la Fiom Cgil risponde. Fim Cisl e Uilm, invece, no. E risultano, in qualche modo, «assenti ingiustificati» all’audizione della commissione consiliare di Palazzo Spinola che voleva approfondire lo stato - tempestoso, per limitarci a un eufemismo - della trattativa fra azienda e sindacati. «Ma - fanno sapere Fim Cisl e Uilm - non abbiamo partecipato all’incontro, semplicemente perché nessuno ci ha mai invitato...». Si consuma così il «giallo» della seduta in commissione provinciale incentrata sulle più recenti tensioni in azienda che, fra l’altro, hanno scavato un solco nel fronte sindacale: da una parte la Fiom, che schiaccia sull’acceleratore della protesta per non essere spiazzata dalla sua componente più radicale, poche decine di lavoratori in tutto; dall’altra Fim e Uilm che trattano con Fincantieri senza compromessi, ma con l’obiettivo «istituzionale» di spuntare migliori condizioni economiche e normative in cantiere.
Ieri la Fiom, con il suo leader Bruno Manganaro e il responsabile territoriale del Tigullio Sergio Ghio, ha ribadito di fronte ai commissari della Provincia le tesi già note: «È inaccettabile il tentativo di far valere un accordo aziendale non firmato da noi. Inoltre - hanno sottolineato ancora Manganaro e Ghio - chiediamo più investimenti in Liguria, mentre il gruppo dirigente di Fincantieri sembra concentrato solo sulla finanza perdendo il controllo qualitativo della produzione nella progettazione, negli appalti, nella logistica, nelle infrastrutture». Segue la solita invettiva contro la quotazione della società cantieristica in Borsa (che lo stesso amministratore delegato Giuseppe Bono, pur ribadendone la validità, ha ragionevolmente rinviato a tempi migliori in Piazza Affari). Spaccatura irreversibile, dunque? Andiamoci piano: più di un «passaggio» nelle dichiarazioni della Fiom e nel «dietro le quinte» farebbe presagire una sorta di ricompattamento fra le tre sigle sindacali, e la ripresa del dialogo con l’azienda. Come, del resto, ci sarebbe da augurarsi: nell’interesse di Fincantieri, dei sindacati stessi, ma soprattutto dei lavoratori.