La Provincia dà il via libera a quella per Sergio Ramelli

Gianandrea Zagato

Quella scuola, l’istituto Molinari, l’aveva frequentata con mille difficoltà. In quelle aule gli era stato impedito di entrare, di fare politica. La colpa di Sergio Ramelli? Essere di destra e per questo fu barbaramente ucciso trent’anni fa sotto casa da militanti di Avanguardia Operaia. Era il 1975. Ieri, la Provincia di Milano ha deciso - con il voto contrario di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani - di apporre una lapide in sua memoria, proprio lì all’Istituto Molinari.
«Omaggio alla memoria di Sergio Ramelli vittima innocente di quegli anni Settanta resi cupi da troppe morti assurde come la sua» dicono i suoi amici di allora, quelli che si sono battuti insieme al capogruppo provinciale di An, Paola Frassinetti, perché venisse riconosciuto un gesto di pacificazione. A favore dell’ordine del giorno firmato da Frassinetti hanno votato non solo An, Forza Italia, Lega e Udc ma anche Margherita, Italia dei Valori e larga parte dei Ds. «È il risultato di un dibattito di alto profilo politico e morale che si è svolto nell’aula di Palazzo Isimbardi e che contribuisce ad analizzare con serenità e responsabilità un periodo così difficile e tragico della nostra recente storia» commenta il capogruppo di An che nel suo intervento ha chiesto all’aula «di rispettare quel passato di Sergio, militante dell’allora Fronte della Gioventù ucciso nel nome dell’antifascismo militante».
Invito a far parlare «le coscienze» raccolto dai Ds, «non si deve morire a 17 anni per le proprie idee» è stato il leit-motiv degli interventi, ma respinto da Rifondazione, «se i morti di destra e di sinistra sono equivalenti non lo sono le loro storie, non permetteremo quindi a nessuno di tentare di confondere il dato storico». Parole terribili sconfitte da ventiquattro voti favorevoli che ora impegnano il presidente Filippo Penati «di concerto con il Molinari» ad apporre una targa per ricordare «Sergio Ramelli, studente».