La provincia dei talebani dei trafficanti d’armi e dei signori della droga

Shindand è vicino al poroso confine iraniano, da cui passano gli arsenali per la guerriglia

Talebani, sanguinose faide etniche e signori della droga e del traffico di armi sono i bubboni che infestano la zona di Shindand, nella provincia di Herat, dove sono scomparsi i due militari italiani. Probabilmente la loro missione era proprio monitorare o trattare con una di queste bande.
I talebani sono stati spinti dalle pesanti offensiva britanniche, più a sud, nella provincia di Helmand, verso nord ovest, nell’area sotto controllo del nostro contingente composto da un migliaio di uomini. La provincia di Farah, a causa di questa transumanza indotta dal pugno di ferro inglese, è diventata una specie di prima linea, dove i talebani si fanno sentire ogni tanto anche più a nord, verso Herat. Lo scorso marzo una decina di militari italiani, a bordo di due mezzi in missione di perlustrazione, sono stati attaccati proprio nella zona di Shindand. Un incursore del Comsubin era rimasto ferito.
Il comandante talebano che da più filo da torcere agli italiani è il mullah Sangeen, un veterano che avrebbe combattuto al sud sotto il comando del feroce Dadullah, il capobastone talebano ucciso in un raid mirato della Nato, mandate del sequestro del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Gli ultimi attacchi nell’area di Shindand, dove si trova anche una grande base aerea costruita dai sovietici ed ora occupata dagli americani, sono stati registrati il 6 e 14 settembre.
L’aspetto più grave è che i talebani tendono a mantenere un profilo basso nella parte meridionale della provincia di Herat, perché viene utilizzata come passaggio sicuro per i trafficanti di droga e di armi loro alleati. Il 4 settembre è stato scoperto un importante arsenale nel distretto di Ghoryan, non lontano da dove i militari italiani rapiti sono stati visti l’ultima volta. Il deposito conteneva armi e munizioni di fabbricazione russa, cinese ed iraniana, comprese bombe da mortaio, proiettili di artiglieria e mine. Armi e droga passano in un verso e nell’altro attraverso il poroso e lungo confine con l’Iran. Gli americani sono convinti che il regime iraniano rifornisca alcune fazioni dei talebani e lo scorso 6 settembre hanno intercettato nella provincia di Farah, praticamente sotto il naso degli italiani, una grossa partita di cariche cave, le stesse utilizzate in Irak contro i marines. Il generale Usa, Dan K. McNeill, ha dichiarato: «È difficile immaginare che il carico d’armi sia giunto in Afghanistan senza il consenso dei militari iraniani». Alla richiesta di maggiori chiarimenti, ha risposto che si potrebbe trattare delle Forze al Quds del corpo dei Pasdaran specializzate nelle operazioni sotto copertura. Oltre ai talebani, i Guardiani della rivoluzione iraniani starebbero addestrando fazioni estremiste sciite. Come le cellule guidate da Yahya Khurdturk, che aderisce al Fronte islamico unito di Ustad Akbari, uno dei leader della comunità sciita afghana. Secondo un parlamentare di Herat, i campi di addestramento in territorio afghano, guidati dai Pasdaran a Turbat Jam, Birjand, Taibat and Haji Abad, sono le vecchie basi dei mujaheddin che combattevano contro i sovietici negli anni Ottanta. I campi si trovano nella zona di confine e le infiltrazioni avvengono soprattutto nella provincia di Farah e Herat, sotto controllo italiano.
Il calderone dove sono spariti i due militari italiani è anche una sorta di confine fra la zona sotto controllo tajiko e sciita e il sud sunnita e pashtun, l’etnia serbatoio dei talebani. Attorno a Shindand si consuma da tempo una faida etnica fra due tribù pashtun quella dei Noorzai e dei Barakzai, che ha registrato un’impennata negli ultimi sei mesi. Il 4 settembre due esponenti della prima tribù sono stati uccisi nella valle di Zeerkoh scatenando una vera e propria battaglia fra i due clan, che è durata diverse ore. Alla fine ha dovuto intervenire il governatore di Herat per sedare gli animi.
Informazioni riservate ricevute da Il Giornale indicano il sospetto che i due militari italiani siano stati rapiti e successivamente trasferiti più a sud di Shindand, che si trova a pochi chilometri dal confine con la turbolenta provincia di Farah. La segnalazione rivela che potrebbero essere tenuti in ostaggio nel distretto di Bala Baluk, una roccaforte dei talebani dove si sono svolti gran parte degli scontri a fuoco, e degli attentati, che hanno coinvolto i soldati italiani negli ultimi mesi.