Provincia, la maggioranza licenzia il «ribelle» Simeone

Sfiduciato. E dalla sua stessa coalizione, perché «le sue iniziative non rappresentano più la politica della Provincia». Iniziative come la partecipazione alla conferenza stampa durante la quale i «movimenti», nel 2004, presentarono la manifestazione contro la visita di Bush a Roma. O quelle a sostegno degli occupanti dell’Angelo Mai, contro l’aggressione «fascista» di Casal Bertone del luglio scorso. Azioni o posizioni (come quelle vicine alle tesi negazioniste sulle foibe) ieri «tollerabili». Oggi, evidentemente, non più. Così, i capigruppo della maggioranza che sostiene il presidente Enrico Gasbarra - con l’eccezione del Prc - presenteranno, durante la seduta di giovedì prossimo, una mozione di sfiducia nei riguardi del vicepresidente del Consiglio provinciale, l’esponente del Prc Nando Simeone. «La mozione non è rivolta a Rifondazione comunista - ha spiegato ieri il capogruppo della Margherita, Alessandro Coloni - ma contro Simeone che politicamente non rappresenta più la carica istituzionale per cui l’abbiamo votato». Insomma, a pochi mesi dalle elezioni per il nuovo inquilino di Palazzo Valentini, la coalizione di governo manda a casa un esponente giudicato scomodo per il suo profilo «no global».
Un’operazione di facciata? Un segnale di guerra da inviare alla sinistra radicale? Qualunque sia la motivazione, Simeone non ci sta: «Questa sfiducia è una chiara manovra di criminalizzazione dei movimenti e delle lotte. È bene precisare - continua - che le iniziative incriminate sono state promosse da varie associazioni». Tanto che oggi alle 12, alla conferenza stampa convocata dall’esponente del prc per spiegare le sue ragioni, interverranno «rappresentati del sindacalismo non concertativi, centri sociali, associazionismo ambientalista e del movimento pacifista e del diritto all’abitare». E forse nessun collega di partito (almeno così riferiva in mattinata l’ufficio stampa). Perché se è vero che nella nota diffusa ieri dal capogruppo provinciale Maurizio Fabbri, dal segretario romano Massimiliano Smeriglio e da quello regionale Guido Mozzetta, nel Prc si parla di «strumentale messa in discussione del “laboratorio provincia dell’Unione”», e si esprime «allarme per le insufficienti motivazioni su cui viene formalizzata la mozione di sfiducia», in serata è proprio Fabbri a «buttare a mare» Simeone, formalizzandone l’avviso di sfratto: «Valuterò - annuncia -, insieme con il partito a livello regionale, la proposta di essere io il prossimo vicepresidente del consiglio provinciale. Ciò rimarcherebbe il significato personale della mozione diretta non al partito bensì all’esponente che ha partecipato a iniziative che non rispecchiano più la politica della Provincia».
Critica l’opposizione. «Avevamo più volte chiesto - sottolinea il capogruppo provinciale di Fi, Pino Cangemi - le dimissioni di Simeone. Fabbri ci sembra la persona più ragionevole per sostituirlo». Anche il suo omologo di An, Piergiorgio Benvenuti, ricorda come in passato «alle innumerevoli interrogazioni e proteste presentate da An e dall’opposizione, lo stesso Simeone sia stato sempre difeso dai suoi colleghi di maggioranza e dall’intera giunta Gasbarra». «Una mozione di sfiducia, da noi sottoscritta, contro Simeone - continua Benvenuti - è stata già discussa nella seduta consiliare del 19 marzo scorso ma venne nettamente respinta». Per il «federale romano» di An, Gianni Alemanno, «appare ormai evidente che la coalizione di Gasbarra è allo sbando, e solo l’imminente scadenza naturale del mandato salverà la giunta da una implosione che nei fatti già c’è stata a causa delle contraddizioni, non più sanabili, interne a questa eterogenea maggioranza di centrosinistra». Gli fa eco il consigliere regionale Francesco Lollobrigida: «Fortunatamente è suonata la campanella dell’ultimo giro. In primavera i cittadini potranno formalizzare lo sfratto da Palazzo Valentini di Gasbarra & co. con il loro voto».