«La Provincia è da rifare, nella nuova giunta entreranno i giovani»

(...) e il segno che si sta muovendo». Largo ai giovani che, tra l’altro, sul sito del candidato Podestà devono presentare «idee e progetti» perché Palazzo Isimbardi è anche loro.
Nel futuro del civico 1 di via Vivaio c’è però soprattutto il ritorno alla «politica del fare», della concretezza dopo «cinque anni di malgoverno». E gli esempi del passato non mancano, dalle infrastrutture rimaste al palo ai servizi alla famiglia negati passando per la querelle sulla spazzatura. E, Podestà, ad ogni esempio, sa di colpire nel segno. Serravalle? «Una speculazione finanziaria, Penati ha incrementato il debito della Provincia senza motivo poiché già via Vivaio deteneva la maggioranza. Risultato? Penati è incappato in un lodo che l’ha condannato a rifondere al Comune di Milano di 400mila euro». Infrastrutture? «Bloccate per cinque anni. Risultato? Milanesi incolonnati lungo le tangenziali grazie pure all’impostazione ideologica e preconcetta dell’ambientalismo sterile di Penati e dei suoi assessori». Rifiuti? «Penati è stato commissariato, costretto a smentirsi sui termovalorizzatori. Risultato? Abbiamo evitato di vedere Milano trasformata in Napoli».
Ma la gestione «fallimentare» della giunta Penati si è pure declinata nelle «bugie»: «Non farei mai dichiarazioni su competenze che non spettano alla Provincia come fece invece Penati quando garantiva l’abbattimento del ticket sanitario pur sapendo però che spettava alla Regione». Altro stile, Podestà che, davanti alla platea dei giovani, tocca alcuni punti del suo programma: «Lavoro, infrastrutture, piano casa». Ogni voce, una spiega con tanto di dettagli e, ogni volta, l’applauso sentito e corale dei giovani del Pdl perché su ogni punto «si smaschera l’incapacità di Penati nel prendere provvedimenti concreti» e sempre «offendendo l’intelligenza dei cittadini». Un ultimo esempio? «Continua a fare annunci sulla città metropolitana che non dipende né da lui né da me. Sa che sciogliere le Province e trasformarle in città metropolitana è competenza del Parlamento. Ma insiste, Penati. Noi, quando accadrà non indugeremo. L’importante è però che se la Provincia c’è, funzioni e dia quei servizi che in questi cinque anni non ha saputo dare».
Che, in soldoni, è la mission della Provincia che, sotto il governo Penati, non ha neppure portato ad approvazione il Piano territoriale di coordinamento provinciale. «Altra prova di incapacità nel prendere provvedimenti concreti per lo sviluppo dell’area milanese» chiosa Podestà, mentre il ministro Mariastella Gelmini garantisce che «nelle liste alle amministrative ci saranno giovani e donne come era intendimento del presidente Berlusconi d quando è sceso in politica». Presenza forte di chi, annota il giovane Carlo Fidanza, capogruppo comunale di An, è pronto a «mettersi in gioco», a «battere a tappeto mercati e piazze per Podestà» sfoderando «orgoglio e identità» sapendo che per Penati è giunta l’ora dell’addio.