La Provincia scansa la Gronda e manda i gay a scuola

In nome del «confronto» e della «democrazia» il presidente della Provincia Repetto, nel corso della seduta consigliare di ieri, con diplomazia è riuscito a dribblare la questione della Gronda di Ponente. «Non abbiamo paura dell'informazione, del dibattito e di misurarci su temi così grandi - sostiene -. Non siamo portatori d'interessi precostituiti, e sono fiero di un confronto che potrà portare anche ad opinioni diverse nella mia stessa maggioranza». Opinioni che per ora si sono nascoste dietro ad un ordine del giorno presentato dalla sinistra, in cui veniva chiesto alla giunta di esprimersi non sulla Gronda, ma su quelle opere urgenti come la strada a mare tra Cornigliano e Multedo, su quella in sponda destra del Polcevera, sul nuovo nodo di San Benigno, sul completamento della metropolitana a Brignole e sulla realizzazione dei lavori al Campasso. La giunta si è espressa positivamente. L'ordine del giorno è stato approvato, così come il bilancio consuntivo del 2008 presentato dall'assessore Puttini. Dopo settimane di discussione e di rinvii invece, si sono finalmente accese le luci, anzi i voti, sullo schermo della sala di palazzo Spinola (28 i presenti, 9 favorevoli e 19 contrari) in merito alla mozione presentata dai consiglieri Collorado, Gioia e Biagioni (Udc), che chiedeva di sospendere le iniziative previste in occasione della manifestazione «Gay Pride 2009», è stata bocciata. La giunta Repetto non ha alcuna intenzione d'impedire agli organizzatori della discussa manifestazione, in programma nei prossimi mesi a Genova, di portare avanti incontri sul tema della «diversità» negli istituti scolastici della provincia. Lo ha ripetuto forte e chiaro l'assessore all'istruzione Manuela Cappello: «La mozione è inaccettabile per un motivo tecnico e uno politico - spiega -. La provincia non può interferire sulle scelte della scuola e andare contro la libertà d'insegnamento e l'autonomia scolastica». Polemico il consigliere del Pdl Paolo Bianchini accusa la maggioranza di strumentalizzare politicamente questo argomento. «Avevamo presentato un ordine del giorno come completamento della mozione dell'Udc in cui chiedevamo che il consiglio s'impegnasse a condannare le legislazioni e le culture che non rispettano la persona umana in quanto tale, e che pertanto perseguitano con pene gravissime persone che vivono in condizione di omosessualità - dice -. Il nostro documento quindi predicava la libertà, ma la maggioranza, con la scusa di apportare delle modifiche, alla fine non l'ha votato».