In Provincia è sempre crisi Penati vuol salvare l’Unione ma flirta con il centrodestra

Non ci sta più a vivere in fibrillazione permanente. E, quindi, preannuncia che, lui, va «avanti da solo». Tira dritto Filippo Penati, mentre la sinistra radicale gli fa sapere che «non ci sta al gioco di chi ce l’ha più duro» e che preferisce imboccare la strada della condivisione. Come? Con un documento-diktat dal titolo «cinquecento giorni per rilanciare l’Unione». Come? Be’, anche se Rifondazione-Sinistra democratica-Verdi-Comunisti italiani evitano, «questione di stile», i dettagli del dossier, non bisogna lavorare di fantasia per immaginare che, nero su bianco, loro vorranno coniugare in Provincia «inclusione» con «sicurezza» e, poi, cancellare le infrastrutture, il nastro d’asfalto dalla mappa della Lombardia perché «non è eco-compatibile».
Già, sono quelli del «no». Habitué dei «giochini di corridoio» che, avverte però Penati, «non saranno più tollerati». E il presidente della Provincia lo riafferma con forza: «Sono stato eletto dai cittadini, con una maggioranza di centrosinistra che spero e ritengo possa andare avanti dopo il chiarimento». Altrimenti? «Prendo atto che la maggioranza non c’è più» e allargo «il consenso oltre la coalizione». Che altro ci sarebbe da aggiungere, dopo questo uppercut tirato in faccia alla «sua» maggioranza? Un virgolettato, ad esempio, siglato da Nello Patta, capogruppo provinciale e segretario provinciale di Rifondazione comunista: «Piuttosto che credere possibile nuove maggioranze è scandaloso se i progetti che si chiede alla maggioranza di approvare sono stati prima discussi all’esterno di Palazzo Isimbardi. Più che seguire Roberto Formigoni e Letizia Moratti, lui, Penati discuta con la “sua” maggioranza».
Opportunità che, parola di Rifondazione, Penati avrebbe scelto di non applicare su temi «delicati» come la sicurezza, Expo 2015 e, da ultimo, il progetto del Cerba, il centro ricerche e cura che sorgerà in via Ripamonti. Questioni che hanno sempre visto il consenso favorevole di Forza Italia davanti al voto contrario della sinistra radicale. Consenso aritmetico e non politico su «delibere compatibili con il nostro programma e la nostra linea politica» chiosa Bruno Dapei, capogruppo di Fi. Risposta concreta di «responsabilità e di cultura di governo rispetto alla navigazione a vista e alla paralisi amministrative provocata dalla sinistra comunista e ambientalista» aggiunge Dapei. Virgolettato sottoscritto anche da Alleanza nazionale stanca dei «mal di pancia di comunisti e verdi, sempre all’ordine del giorno, che impediscono la realizzazione dello sviluppo per i cittadini di Milano e provincia».