La Provincia: «La Serravalle ospiti i rom»

«È una soluzione temporanea, in attesa di nuovi insediamenti»

Roberto Bonizzi Enrico Lagattolla

Fuori da via Barzaghi, oggi. Per i 79 rom dell’ex baraccopoli di via Capo Rizzuto si chiudono le porte della Protezione civile. Nella sede che li ha ospitati durante le ultime notti non potranno più tornare. «Aggiungiamo emergenza a emergenza», è il grido d’allarme di don Virginio Colmegna, direttore della Casa della Carità. «Queste persone non possono finire in strada, aspettiamo una soluzione politica».
Una «matassa» difficile da dipanare. Dopo i «no» del Comune, ribaditi anche ieri dall’assessore alla Sicurezza Guido Manca («Milano ha già fatto abbastanza, ora tocca ai comuni limitrofi»), una nuova proposta arriva dalla Provincia. A rilanciare su una possibile sistemazione per gli immigrati rom sgomberati dal campo abusivo è l’assessore alla Protezione civile Francesca Corso, che invita «Palazzo Marino a chiedere alla Serravalle Spa di censire le aree di sua proprietà per individuarne una da concedere in comodato d’uso temporaneo alla Fondazione Casa della Carità, da destinare all’accoglienza dei nomadi, tutti in possesso di permesso di soggiorno». Una soluzione tampone per guadagnare tempo in attesa che le istituzioni prendano una decisione definitiva, riunite intorno al tavolo che dovrebbe essere convocato dal prefetto Bruno Ferrante.
Una proposta che potrebbe smuovere le acque. Palazzo Isimbardi, titolare del 37 per cento della Serravalle, invita dunque Palazzo Marino, «padrone» del 18,6 per cento, a sottoscrivere l’accordo. Possibilista il vice sindaco Riccardo De Corato. «Resta il vincolo del territorio. Dentro il comune di Milano questa amministrazione, nei dieci mesi restanti di mandato, non ha intenzione di ospitare un solo nomade in più. Se il territorio fosse indicato lungo la Serravalle, ma al di fuori di Milano, siamo disponibili a valutare questa soluzione». Il senatore di An torna a rivolgersi al centrosinistra. «Comunque non capisco perché andare a cercare zone sulla Serravalle. Io un’alternativa l’ho già proposta e la ripropongo oggi. La Casa della Carità di don Colmegna è lungo via Adriano, a poche centinaia di metri da Sesto San Giovanni. Perché su quel territorio non si possono ospitare i 79 rom di via Barzaghi? Non posso credere che Sesto la rossa, la “Stalingrado d’Italia”, città con il cuore in mano, non sia in grado di realizzare un campo per meno di 80 persone. La Milano governata dal centrodestra ospita 4mila nomadi. Perché il sindaco Oldrini nasconde la testa sotto la sabbia?».
La Serravalle, prima di un’assemblea dei soci, non si sbilancia. «Attendiamo una comunicazione ufficiale - commenta Bruno Rota, il presidente -. Prima di allora non possiamo prendere posizioni ufficiali».
Una via d’uscita definitiva potrebbe arrivare da un intervento della Regione. «Aspettiamo che il Pirellone rifinanzi la legge per la costruzione di nuovi insediamenti da mettere a disposizione dei nomadi sul territorio lombardo - spiega Corso -. Di fronte a una situazione d’emergenza come quella che ci troviamo a fronteggiare, mi attendo che la giunta regionale decida almeno per uno stanziamento straordinario». Ma nei giorni scorsi Davide Boni, assessore regionale all’Urbanistica, aveva già chiuso le porte a uno scenario simile: «Sono assolutamente contrario, quei soldi li destineremo alle famiglie lombarde».