«La Provincia si fa un giornale per autocelebrarsi»

(...) Potrebbero dire di aver preso troppo alla lettera l’invito natalizio a tenere sempre accesa la Luce di Natale nelle famiglie e nei posti di lavoro. Potrebbero ricordare che le statistiche di questi giorni raccontano di circa mezza città alle prese con l’influenza e quindi con super straordinari non previsti per i presidi medici. Anche i nuovi contratti dell’Enel, quelli che paghi meno se consumi di più nelle ore notturne, potrebbero fare al caso loro.
Insomma, i responsabili degli uffici della Asl 3 di via Archimede, con un po’ d’impegno, un motivo quasi credibile potrebbero anche trovarlo. Per cosa? Per spiegare come mai non hanno messo un minimo d’impegno per spegnere le luci prima di andare via alla fine della settimana prenatalizia. Per spiegare perché da venerdì 21 dicembre a ieri mattina le lampadine siano rimaste ininterrottamente accese nonostante il cartello con gli orari di apertura della sede spiegasse chiaramente ai genovesi che fino al 27 mattina, ieri appunto, non avrebbero trovato nessuno.
Due intere stanze che danno sulla pubblica via sono rimaste illuminate a giorno per una settimana perché gli addetti sono usciti temendo di consumare l’interruttore, perché l’ultimo a lasciare gli uffici ha chiuso la porta ma non la luce, perché non c’era un guardiano che girasse a controllare o qualcuno che avvertisse chi di dovere. I passanti e i residenti della zona hanno capito subito che non si trattava di un presepe o di un albero addobbato e collegato a un timer. E probabilmente chi ieri mattina è entrato negli uffici, trovando la luce accesa, deve aver pensato alla gentilezza di qualcuno entrato prima di lui.
«Non è certo la prima volta che accade - spiega una residente di via Archimede che conferma di aver visto le luci accese a qualsiasi ora del giorno e della notte -. Al venerdì è abitudine dei dipendenti lasciare lampadine e probabilmente anche qualche computer acceso. Evidentemente perché non sono loro a pagare la bolletta». Sette giorni e sei notti (sia venerdì 21 sia ieri sono rimaste accese anche durante le ore lavorative) di lampadine in funzione. Tradotto in contanti non sono cifre da far fallire un’azienda sanitaria (che ha ben altri attentatori sempre in attività). Pensando a una lampada da 100 watt (o equivalente) per ciascuna stanza, per 156 ore di luce a vano, fanno poco più di 31 chilowatt. Prendendo una media di 20 centesimi a kw, lo spreco non supera di molto i sei euro. Cifra che già una famiglia imparerebbe a sentire sulla bolletta. Cifra che, se ripetuta nel corso delle varie settimane come testimoniano i residenti, raggiunge cifre più alte. Cifra che, soprattutto, dà fastidio a chi si sente dire ogni volta che per risparmiare sulla Sanità bisogna chiudere gli ospedali e ridurre i servizi. Sempre sperando che negli ospedali e negli uffici chiusi, si ricordino almeno di spegnere le luci.