«Provincia sotto scacco di Rifondazione»

La solita storia, vero, consigliere Lorenzo Zito? Il suo presidente della Provincia deraglia sui binari dell’alta velocità, così come l’altro giorno si era perso tra i rifiuti dell’inceneritore.
«Un momento, precisiamo - replica Zito, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Spinola -: Alessandro Repetto non è il “mio“ presidente, cioè quello che mi sarei scelto per il bene del nostro territorio. Lui è il capo della giunta provinciale di centrosinistra. Ma non riesce a gestirla».
Pare per merito di Rifondazione comunista che si mette sempre di traverso.
«Infatti. È successo anche di recente, in due occasioni importanti per il futuro dei genovesi, e non solo dei genovesi: mi riferisco alle infrastrutture e al non meno fondamentale problema dello smaltimento dei rifiuti».
Disco rosso per entrambi?
«Il fatto è grave. Cominciamo dall’inceneritore: dopo molti tentennamenti, si è deciso il sito, a Scarpino, e il tipo di impianto. Ma Rifondazione, che pure fa parte della maggioranza di Repetto, ha sparato a zero e contrapposto alla realizzazione dell’inceneritore l’aumento della raccolta differenziata e altre fumisterie simili».
E il presidente?
«È rimasto interdetto, prigioniero del ricatto politico. Come nel caso della linea ferroviaria ad alta capacità».
I comunisti di lotta e di governo hanno detto ancora una volta no.
«... e l’hanno detto in giunta, dopo una regolare votazione che, ancora una volta, ha provocato una spaccatura. Da una parte gli assessori Marina Dondero e Mauro Solari, dall’altra il resto della squadra di Repetto che si era riconosciuta nell’appello a Romano Prodi dei cinque presidenti di Regione, tra cui Claudio Burlando, favorevoli al Terzo valico e alla Tav».
Non se n’è saputo molto.
«Proprio perché tutto è rimasto confinato in giunta, come si fa sempre quando ci sono divaricazioni imbarazzanti. Repetto guida una maggioranza sdraiata a sinistra, ma deve uscire allo scoperto».
È quello che chiedete voi.
«Io e i miei colleghi di Forza Italia vogliamo che se ne parli in aula, in una seduta di consiglio provinciale. Alla luce del sole. E peggio per loro se vengono fuori tutte le contraddizioni di una maggioranza litigiosa. Altro che legittimo dissenso, come dicono loro: qui c’è legittimo sospetto. Che la maggioranza sia a pezzi».
Il coperchio non sta più sulla pentola.
«Peggio: ormai la pentola scoppia. Prima o poi doveva succedere. Ma i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere. E noi vogliamo che sappiano».