La Provincia taglia i telefoni alle scuole I presidi in rivolta: «Nemmeno consultati»

Si allarga la protesta. L’assessore Barzaghi: «È una spesa didattica, ci pensi il ministero». I prof: «Dobbiamo chiamare i supplenti, ora le bollette le pagheremo con i soldi delle tasse d’iscrizione»

Augusto Pozzoli

Sugli istituti superiori milanesi una brutta mazzata, un nuovo onere finanziario: dovranno pagarsi le spese telefoniche, perché la Provincia ha deciso di non rimborsarle più. Il provvedimento è già in vigore, dal primo di settembre.
L’assessore Giansandro Barzaghi, uomo di Rifondazione nella giunta guidata dal diessino Filippo Penati, spiega così i tagli: «A noi per legge competono le spese di gestione, non quelle didattiche. E il telefono è una spesa didattica, quindi ci deve pensare il ministero». Un bel risparmio per il bilancio dell’amministrazione provinciale di via Vivaio: 160 mila euro nel 2003, somma lievitata a 372 mila euro lo scorso anno. Un risparmio che ha come conseguenza il fatto che le scuole saranno costrette a far fronte alla situazione dando fondo ai loro bilanci che non sono certo rosei. Soprattutto quelli dei licei.
Dal canto suo il Miur per questa voce di spesa non riconosce una lira in più. Un bel guaio, soprattutto in questa fase dell'anno scolastico, perché per chiamare i supplenti da mandare in classe si usa appunto il telefono: chiamate a voce per le supplenze fino a 30 giorni, telegrammi (almeno 3 per ogni supplenza) per periodi più lunghi. «Per fortuna l’organico della mia scuola è quasi completo – dice Giovanni Gaglio, dirigente scolastico dell’Istituto Agnesi –. Altrimenti sarebbe stato un bel guaio. Il telefono per noi è una spesa indispensabile, almeno fin quando non si decide di poter comunicare con gli insegnanti con le e-mail: ma questa è una prospettiva ancora avveniristica».
Aggiunge Innocente Pessina, dirigente scolastico del liceo classico Berchet: «A questo punto o tolgono quella pratica medioevale dei telegrammi per convocare i supplenti, altrimenti ci metteranno sempre più in ginocchio. Per rendere l'idea della situazione: lo scorso anno per chiamare un supplente sono stato costretto a spedire 180 telegrammi. Adesso quei soldi che la Provincia non ci darà più saremo costretti a prenderli dalle tasse di iscrizioni che pagano gli studenti e da quelle quattro lire di contributi che ci passa il Miur. Mi sembra comunque un intervento sbagliato, tanto più che ci è piovuto sul capo senza averci prima nemmeno consultato».
E Annamaria Indimineo, responsabile dell’Istituto professionale Kandynsky protesta: «Di questi tempo arrivano solo tagli: e questo della Provincia mi pare come la ciliegina sul gelato».
L’assessore Barzaghi difende comunque la scelta fatta: «I soldi che risparmiamo sulle spese telefoniche – dice – saranno spesi sempre per la scuola, per gli studenti, per le famiglie che fanno fatica a mantenere i figli negli studi. Per questo abbiamo deciso di concedere un buono scuola di cento euro a testa a tutti gli studenti la cui famiglia ha un reddito limitato. Gli interessati potranno presentare una domanda del buono documentata alle scuole entro il 30 ottobre. Mi pare che in questo modo riusciremo a utilizzare i soldi pubblici in modo più diretto e più efficace per promuovere la frequenza delle nuove generazioni a scuola».