La Provincia «taglia» il telefono alle scuole I presidi protestano

«Troppe chiamate per cercare i supplenti» Fi ironizza: forse quei soldi servono per la Serravalle

Gianandrea Zagato

Stop alle telefonate nelle 139 scuole superiori milanesi. La Provincia non paga più le bollette. Scelta che l’amministrazione guidata dal diessino Filippo Penati fa accompagnare da un invito «ci pensi il governo di Roma». Risultato? Supplenti a rischio. Infatti, spiegano i presidi preoccupati, «per convocare un supplente si spediscono dai 50 ai 200 telegrammi ovvero una spesa intorno agli ottocento euro a bolletta» che, sorprendentemente, Palazzo Isimbardi non intende più onorare.
Conto salato che, secondo l’assessore all’Istruzione Giansandro Barzaghi, «riguarda la didattica e, quindi, spetta al Provveditorato». Certezza assessorile che non convince però via Ripamonti né tantomeno le scuole interessante indisponibili, come suggerito, a ricorrere a Internet, «impossibile convocare i supplenti attravero email, non si ha la certezza che l’invito arrivi a destinazione». E mentre dall’istituto commerciale Moreschi ricordano all’assessore che «mandare telegrammi è impresa delicata da cui dipendono posti di lavoro» dal liceo classico Berchet fanno sapere che «c’è il rischio di ricorsi da parte dei lavoratori». Valutazioni di merito che al civico 1 di via Vivaio non trovano però ascolto: «Nel 2003 abbiamo speso 160mila euro, nel 2004 372mila e nei primi due mesi del 2005 siamo a quota 62mila». Come dire: l’escalation dei costi spaventa i ragionieri della Provincia che, adesso, vogliono scaricare sullo Stato la spesa dei telegrammi. Decisione che scatena le opposizioni: «Penati ha deciso di risparmiare pure sul telefono dopo aver sperperato i soldi dei milanesi per acquistare la Serravalle. Forse, si è reso conto, troppo tardi, di aver fatto un’operazione senza avere i soldi necessari e, adesso, costringe al risparmio».