In Provincia una targa per Pedenovi

Penati: «Così ricorderemo la personalità del consigliere missino ucciso dai terroristi»

Gianandrea Zagato

Enrico Pedenovi è un frammento di quel filo rosso che lega gli anni Settanta. Consigliere provinciale del Msi fu ucciso il 29 aprile di trent’anni fa da un commando di Prima linea. Sul luogo dell’assassinio, in viale Lombardia, davanti alla sua abitazione, i cittadini non vogliono che il Comune lo ricordi con una targa.
Palazzo Isimbardi lo commemorerà con una lapide, segno concreto e tangibile alla memoria del rappresentante dell’allora Destra nazionale che, la sera prima di morire, commemorò Sergio Ramelli, il ragazzo di destra, assassinato l’anno prima. Ultimo atto politico firmato dall’avvocato Pedenovi in quella stessa sala al civico 1 di via Vivaio che la Provincia gli ha già intitolato. E dove, preannuncia, il presidente Filippo Penati «sarà pure posta una targa a ricordo del suo sacrificio»: «Ricorderemo così la personalità di un consigliere provinciale ucciso da un commando terrorista. Modo concreto per indicare insieme cosa fare anche oggi contro il terrorismo». Parole accompagnate dalla commozione dei rappresentanti di Alleanza nazionale - l’onorevole Paola Frassinetti, Dario Vermi e Giovanni De Nicola - che, insieme al presidente del consiglio, Vincenzo Ortolina, e altri consiglieri hanno deposto una corona d’alloro in sala Pedenovi. Tributo, commenta Frassinetti che «è la migliore risposta alle polemiche sollevate da chi, a Milano, nega una lapide sul luogo dove un uomo delle Istituzioni fu assassinato». Targa del Comune voluta da tutto il consiglio, ad esclusione solo di Rifondazione comunista.