Provincia troppo «generosa»: sulle consulenze indaga la Gdf

Il primo passo, più di tre mesi fa. Il procuratore della Corte dei Conti, Domenico Spadaro, e gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza si presentano a palazzo Isimbardi. Sotto inchiesta, le centinaia di migliaia di euro versati dalla Provincia per le consulenze svolte dal Pim. Il secondo passo, ieri. Spadaro e i finanzieri, questa volta, arrivano direttamente in via Manin, nella sede del Pim, il centro studi per la programmazione intercomunale dell’area metropolitana. Anche questa volta, sotto la lente della procura contabile ci sono i finanziamenti versati dall’Ente provinciale tra il 2005 e il 2007. Qualcosa come 400mila euro, oltre i 300mila con cui via Vivaio sostiene ogni anno l’associazione.
Le Fiamme gialle hanno acquisito documenti relativi ai progetti della struttura, oltre ai bilanci e allo statuto, e sono stati sentiti in audizione personale sia il presidente Vittorio Algarotti che il direttore (facente funzioni) Franco Sacchi. L’indagine, ancora in fase istruttoria, intende accertare se - dietro il fiume di denaro che annualmente si riversa nelle casse di via Manin - ci sia stato un «danno erariale». Ossia, se la pubblica amministrazione abbia contribuito più del dovuto ai bilanci del Pim, aggirando la norma che limita l’uso della consulenze esterne per gli enti pubblici.
Il centro per la programmazione intercomunale, nato nel 1961, è un’associazione di Comuni che hanno come obiettivo la realizzazione dei piani territoriali provinciali. La struttura di via Manin ha appena 18 dipendenti e svolge attività di supporto operativo e tecnico-scientifico - viene spiegato nel sito internet - avvalendosi soprattutto di «competenze specialistiche esterne» in materia urbanistica, territoriale e sul fronte della viabilità e della mobilità. Ma il Pim realizza anche studi, piani e progetti gratuiti per gli associati se rientrano nelle attività istituzionali e di interesse generale del centro. Il bilancio annuale si aggira intorno ai 2,3 milioni di euro, e - con 300mila euro ciascuno - il Comune e la Provincia ne sono i principali finanziatori. Eppure, Palazzo Isimbardi è andato oltre.
Tra il 2005 e il 2007, infatti, dalla Provincia sono «piovuti» in via Manin altri 400mila euro per «studi di fattibilità» costati anche 90mila euro l’uno. E il dubbio degli inquirenti è che quelle stesse consulenze - forse - potevano essere fatte anche «in proprio», avvalendosi cioè degli uffici tecnici degli assessorati di competenza e senza il costoso ausilio di quelli del Pim.