La Provincia a Tursi: «Niente speculazioni edilizie sul Vittorino»

L’assessore Puttini difende l’istituto in vendita e chiede garanzie al Comune

Il dibattito sulla cultura appassiona anche il consiglio provinciale. Ieri a palazzo Spinola si è tornato a parlare delle vicende legate al destino dell'istituto Vittorino Da Feltre grazie a una mozione di quattro consiglieri diessini. Sedici le persone intervenute direttamente nel dibattito, di destra e sinistra, anche per raccontare vicende personali. Tra queste, l'assessore all'Istruzione Monica Puttini, che va oltre alla semplice richiesta di sensibilizzare la Provincia in merito all'operazione di vendita dell'attività scolastica. Il testo della mozione richiedeva semplicemente di impegnare la Provincia per la salvaguardia dell’occupazione e la prosecuzione degli studi. Troppe le perplessità in merito all'annunciata vendita del complesso da parte dei padri Barnabiti a un altro operatore scolastico (Italscuole srl, legato al liceo privato Bernini). «Come Provincia ci impegniamo attraverso una richiesta formale al Comune (organo competente per la destinazione d'uso dell'edificio, ndr) per chiedere garanzie affinché la struttura resti una scuola e non subisca speculazioni edilizie» è l'annuncio di Monica Puttini. Qualcuno in platea prende le distanze, ma il presidente Repetto appoggia l'assessore: «È sua competenza dire che ci sono troppe speculazioni anche perché in vita mia ho visto troppe scuole diventare alloggi». Di più: «Bisogna difendere il Vittorino anche perché è giusto tutelare questi ultimi presidi culturali rimasti al di là del fatto che siano cattolici o meno». Ecco però i primi dissapori. I consiglieri Gustavo Garifo (Italia dei Valori) e Gian Piero Pastorino (Rifondazione) annunciano l'astensione se la questione diventa ideologica «perché è giusto difendere il Vittorino per la perdita di posti di lavoro così come si fa per tutte le grandi industrie, e non per altro. L'offerta formativa la deve dare la scuola pubblica».
Insorge l'azzurro Paolo Bianchini: «Non stiamo parlando di un'azienda che produce bicchieri di plastica, qui c'è un valore fortemente culturale. L'insegnamento privato cattolico fa parte della nostra cultura ed è qualcosa in più della già rispettabilissima difesa di posti di lavoro». L'azzurro Lorenzo Zito ricorda anche tutti le iniziative culturali e e sociali dell'istituto e annuncia il suo sì. Lo appoggiano in tanti, dall'Udc ad An. Mario Maggi (Fi), infierisce: «Oggi questo istituto è in crisi anche per ragioni ideologiche portate avanti da una certa sinistra». Ma ecco, a sorpresa, Renata Oliveri, ex candidata alla presidenza della Provincia per il centrodestra: «Annuncio la mia astensione in difesa dei valori liberali. Non è una valutazione negativa sull'operato dell'istituto, ma ritengo che non si possa interferire su un'operazione commerciale in corso e non è possibile cavalcare tutte le situazioni di disagio». Come lei faranno anche Giovanni Costa (Fi) e Massimo Pernigotti (Lista Biasotti). Cinque astensioni in tutto e 29 voti favorevoli per una vicenda che farà ancora discutere.