La Provincia vota per salvare le botteghe storiche

La Provincia si sgretola sul numero legale. Neppure ventiquattro ore dopo la faticosa approvazione degli ordini del giorno presentati dalla maggioranza a favore degli immigrati, con consiglieri raccattati nei corridoi per raggiungere il quorum, ieri in consiglio provinciale è andata anche peggio. A metà seduta, Lorenzo Zito, vice capogruppo di Forza Italia ha chiesto al presidente del consiglio Cavelli di verificare il numero legale. Primo appello caduto nel vuoto, cinque minuti di sospensione da regolamento, altro appello. E consiglio sciolto per mancanza del numero legale: non c'erano infatti i 19 consiglieri necessari a norma di regolamento (la metà più uno del consiglio). Fuori dalla sala i consiglieri di An, Fi, Udc (tranne uno), la maggioranza è rimasta col cerino in mano. Spiega Zito: «Ciò dimostra che senza di noi i lavori del consiglio non possono andare avanti. Non è la prima volta che i colleghi di maggioranza non partecipano alle sedute, oppure se ne vanno via prima quando dovrebbero essere discussi i nostri argomenti. Così non ha più senso andare avanti». Dei 13 punti all'ordine del giorno ieri ne sono stati affrontati solo cinque. Fortunatamente la polemica politica ha risparmiato l'approvazione della mozione dei consiglieri Ana Maria Norero e Andrea Cuneo dell'Udc, sulle forme di sostegno alle botteghe storiche disseminate nel territorio provinciale. Che rischiano davvero di scomparire senza una legislazione in grado di valorizzarle, come denunciato anche da un servizio sul Giornale.
La mozione è passata all'unanimità con l'emendamento di Rifondazione comunista, Ds e Margherita che impegna il presidente e la giunta «ad attivarsi per esplorare le vie percorribili, in collaborazione con i comuni della Provincia, per sostenere iniziative atte a valorizzare le attività storiche e caratteristiche e per la conservazione di questo importante aspetto della memoria storica del nostro territorio».