Provinciali, Penati presenta la lista acchiappavoti

Tra i candidati Benedetta Tobagi e Philippe Daverio. La Lega: «Nomi di facciata, nessuno verrà eletto»<br />

Obiettivo, «mi interessa governare la Provincia per altri cinque anni». Strategia, «serve un culo di pietra, uno che stia otto-nove ore al giorno dietro la scrivania in Provincia». Ecco Filippo Penati, che punta alla rielezione a Palazzo Isimbardi. Virgolettati della serie le ultime parole famose: infatti, mentre orgogliosamente parlava ai cronisti di «culo di pietra», nell’aula consiliare di discuteva di Ptcp, ovvero quello che è il principale strumento di ascolto e di governo a disposizione dei milanesi e Penati non c’era. «Assente giustificato» chiosa Bruno Dapei, capogruppo provinciale Fi, «perché occupato a raccontare quel che ha fatto per la Provincia in cinque anni, compreso smettere di fumare». Elenchino dei «(mis)fatti» che sta in sette paginette fitte fitte stilate da Forza Italia e Alleanza nazionale: «Cinque anni che non hanno certo brillato per successi e realizzazioni, Premio Isimbardi al Leoncavallo a parte» commenta Giovanni De Nicola, capogruppo di An. Certezza sottoscritta anche da Fabio Meroni, capogruppo Lega, che poi con «dispiacere» osserva «i candidati della lista Penati». Motivo? «Senza accorgersene, vengono usati. Pochissimi di loro o, forse, nessuno, sarà eletto consigliere provinciale». Già, «Penati si illude se pensa di rubare voti al Pdl e alla Lega. I voti alla sua Lista li ruberà al suo partito». Il Pd ambrosiano non replica, Penati nemmeno e presenta i «suoi» nuovi golden boy: Benedetta Tobagi («il mio è un impegno riformista»), Philippe Daverio («non scendo in campo piuttosto scendo in camporella»), Franco Bomprezzi, Paolo Sabbioni, Francesco Bogliari e Maurizio Calzolari. Candidati in corsa nella lista del presidente che si traduce in uno slogan, «Insieme a Penati per la Provincia». Uniti da un comune denominatore, avverte il presidente uscente: «Condiviso, sottoscritto e confermato il Patto con me». Un Patto dove c’è tutto e il contrario di tutto, déjà vu che Penati ha già offerto nel 2004 quando presentò come granitica l’allenza con Prc, Comunisti, Verdi e dintorni. Stavolta, oltre al Pd, lo sostengono Sd, Socialisti, Verdi e l’Italia dei Valori. Appoggio, quest’ultimo, che «non è una sorpresa» osserva Guido Podestà, coordinatore regionale di Fi: «Si ritrovano per logiche puramente di potere. Queste forze sono talmente disomogenee che al di là del cartello elettorale non riusciranno a fare sintesi politica». Insomma, stringendo «Penati è sempre più solo», come afferma Alessandro Colucci, commissario provinciale di Fi, che pone a Penati una domandina: «Ci spieghi dove trova i soldi per finanziare il suo programma per la Provincia, visto che nel bilancio non c’è nemmeno un euro per acquistare la cancelleria». Dettaglio che la squadra dei candidati aspiranti assessori di Penati adesso non può più fingere di non sapere.