Il provocatore Ora Max Papeschi si vende... sua madre

La ricetta è presto detta. Orecchie e sorriso d'ordinanza per Topolino: peccato non sia alle prese con le sue avventure ma con le pagine buie della nostra storia.
Eccolo vestito da gerarca nazista mentre Minnie ha in dotazione un corpo da pin up e una svastica alle spalle. Li incontriamo anche insieme nel deserto, Just Married, con tanto di fungo atomico. A far loro forzata compagnia ci sono Paperino in mimetica, Hello Kitty con una foto segnaletica, Kermit la rana ibridato col miliziano di Capa e tanti altri personaggi. Basta un'immagine per dimenticare ogni happy end mentre entriamo in rotta di collisione con gli scenari architettati da Max Papeschi, che all'inaugurazione della sua mostra Oops! I did it again: mi sono venduto mia madre... ha presentato una signora, completa di kit di sopravvivenza brandizzato, disponibile per la vendita. Boutade, colpo di scena, omaggio a Duchamp, richiamo alle Sculture viventi di Manzoni? Poco importa. È stato questo il la della mostra curata da Igor Zanti e appena conclusasi nella galleria Rinascimento Contemporaneo (Via Marsilio da Padova 2 rosso, Genova). Una quarantina di opere di Papeschi con il loro bastimento carico d'attenzione. Sì perché lui, poco più che quarantenne, un background tra teatro, cinema e televisione è approdato all'arte contemporanea - storia vuole - quasi per caso, stuzzicando il mercato ma soprattutto i media tra esaltazione e grida allo scandalo, come quando la NaziSexyMouse di cui sopra è diventata affissione pubblica, in Polonia, nei pressi di una Sinagoga. Fin qui la cronaca: tenuti per mano da Papeschi i più noti personaggi di strisce e cartoni vanno a spasso, diventandone protagonisti, tra le terribili immagini-simbolo della nostra storia o raccontano nuovi incubi. Guerre, genocidi, dittatori e politici diventano aimè un grottesco carosello incrociandosi con l'elaborazione digitale a musetti, clown e silhouettes. Il meccanismo, in sintesi: la giustapposizione di elementi incongrui crea un cortocircuito visivo, facile escamotage di tanta arte contemporanea e l'applicazione metodica del politicamente scorretto è garanzia di visibilità. Ma alla resa dei conti, immagine dopo immagine, tra colori raggianti o ambigui b/n, la tiritera non cambia e risponde a un unico obiettivo: colpire, servendo la banalità del male con i guantini di Topolino & co. Il cerchio si chiude in fretta: la ripetizione di una dubbia ironia è sterile e più del plauso e dello scandalo chiama proprio la più temuta nemica, la signora indifferenza. L'unico dramma che si consuma è il pensiero che si diffonda un contagio già in atto, la percezione che su tutto, in particolare sulla storia, si possa dire e agire con leggerezza. Se c'è bisogno di qualcosa è proprio del contrario. Nessuna censura please, solo che grottesco e kitsch, trovate e scandaletti sono già all'ordine del giorno: faranno anche parlare ma poco pensare e all'arte dobbiamo chiedere di più. Quindi, caro Max Papeschi, un invito: rimboccati le maniche e prova a cestinare dal tuo computer svastiche e cartoons per farci vedere se c'è altro.