Provocazione/ Liberiamoci della diplomazia Ue: non fa nulla contro l'invasione dei clandestini

L'Alto Rappresentante è l'ultima finta istituzione creata. La baronessa Catherine Ashton si prende sul serio e ha impiegato tutto il suo tempo trascorso dalla nomina a edificare un mastodontico Servizio diplomatico. Un gigante burocratico inutile, senza potere reale e che costa milioni di euro

«L’Europa è codarda»dice il ministro Frat­tini di fronte alla risposta: «Arrangiatevi» data all’Italia per il tragico esodo dall’Africa che ci attende inesorabilmente. C’è un errore di fon­do, però, nell’affermazione del ministro: non si può accusare l’Europa perché, come ha det­to più volte il prof. Lucio Caracciolo, profondo studioso di geopolitica, l’Europa non esiste, o meglio:«L’Europa è un bluff».

È una costruzio­ne di carta, una costruzione a tavolino, in cui sono state messe a punto tutte le forme istitu­zionali di un immenso Stato, prive di qualsiasi rispondenza con la realtà. L’unica istituzione reale è quella che ci ha tolto la sovranità monetaria, la Banca centrale europea; tutte le altre sono pure forme che fin­gono di esistere succhiandoci una montagna di quattrini. L’ultima a nascere di queste finte istituzioni è stata quella dell’Alto Rappresen­tante degli esteri, impersonato sul palcosceni­co mondiale dalla baronessa britannica Catherine-Ashton. Convinta di fare sul serio, l’ineffabile baronessa ha impiegato tutto il tempo trascorso dalla nomina a edificare un mastodontico Servizio diplomatico con uno staff in via di completamento di 8000 funzionari, di fronte al quale alcuni parlamentari europei hanno dichiarato soddi-sfatti, che l’Europa ha adesso un servizio diplomatico ampio, ambizioso e comunitario.

Sull’«ampio e ambizioso» non vi sono dubbi, ma per il resto si è visto chiaramente alla prima prova del fuoco, che il servizio diplomatico europeo sarebbe stato meglio che non esistesse affatto dato che la gentile signora Ashton non ha la minima idea di quale politica estera seguire né all’interno dell’Ue, dove non ha preparato nessun accordo per cui è immediatamente scattato il vecchio istinto di difesa dell’«ognuno per sé», né all’esterno dove ha rimediato, come in Egitto, soltanto porte in faccia. Le critiche nei suoi confronti si sprecano. Per quanto sia giusto riconoscere che una situazione come quella che si è prospettata con la rivolta del Nord Africa apparirebbe difficilissima anche a persone più esperte della signora Ashton, è certo però che il primo compito al quale avrebbe dovuto dedicarsi sarebbe stato quello di studiare le basi di una po-litica estera europea con ognuno dei Paesi membri piuttosto che impegnare più di un anno a edificare con i nostri soldi il mastodontico monumento a se stessa di delegazioni ed uffici anche nelle più sperdute isole del Pacifico.

Detto questo, però, sembra chiaro che il vero, catastrofico errore è stato compiuto quando si è voluto «gettarsi in avanti», al momento del Trattato di Lisbona, inserendovi l’istituzione del Rappresentante per la politica estera, carica che ovviamente può soltanto seguire ad un chiaro accordo sulla linea della politica estera da parte di tutti gli Stati membri, cosa che non c’è mai stata in Europa durante i lunghi secoli di storia che abbiamo alle spalle e che tutti i politici sapevano impossibile da realizzare anche oggi. Affidare un onere del genere a una persona chiaramente priva di ogni sia pur minima qualità ed esperienza per l’incarico più importante e più difficile nel mondo odierno non è stato un errore, ma la prova che l’Unione europea non voleva e non doveva avere una politica estera comune perché era l’Inghilterra e non la baronessa Ashton a doverla attuare.

Il Primo ministro Cameron è già andato in Egitto a parlare con gli interessati del futuro governo, infischiandosene bellamente dell’Alto Rappresentante europeo. Non risulta che l’Egitto gli abbia sbattuto la porta in faccia. Così stanno le cose, caro ministro Frattini, e dunque l’Italia decida in proprio senza aspettarsi nulla dall’Ue. Quello che possiamo fare noi per intanto, è chiudere i confini sospendendo Schengen e cercare gentilmente, data la sua evidente inutilità, di non pagare il Servizio diplomatico europeo.