«Provvedimento giusto, non si poteva fare di più»

Barbara Saltamartini, deputata del Pdl, come giudica l’ordinanza anti-prostituzione del Comune di Roma?
«È un provvedimento estremamente positivo poiché, a differenza di altre città che hanno varato ordinanze similari, qui non si colpiscono soltanto i clienti ma si prevede la possibilità per le lucciole vittima di violenza e di sfruttamento di rivolgersi alle strutture comunali per avere sostegno e assistenza. Un’ordinanza non solo punitiva, dunque, ma in grado di coniugare sicurezza e solidarietà».
L’ordinanza, tuttavia, riguarda la prostituzione di strada. Non si rischia di far proliferare il meretricio negli appartamenti?
«Dal punto di vista comunale, non si poteva fare altro. L’ordinanza è strettamente legata alle competenze territoriali. Altra cosa è a livello nazionale».
Sul piano nazionale, il ddl Carfagna ha già ricevuto l’approvazione in consiglio dei Ministri e attende l’approvazione del parlamento.
«Il ministro Carfagna ha il grande mertio di avere finalmente sfidato un vero tabù. Nel ddl giudico particolarmente efficace l’impianto rigoroso di contrasto allo sfruttamento minorile, un fenomeno purtroppo sempre più diffuso. Resta, tuttavia, l’aspetto della prostituzione sommersa. Dobbiamo batterci perché queste donne non diventino “invisibili”».
E come si può fare?
«Un paese civile come la Svezia ha dato un vero e proprio giro di vite contro la prostituzione. Pur non considerando il sesso a pagamento come un reato, con una legge in vigore dal 1999 - finalizzata alla protezione delle donne - è stata scelta la strada delle maniere forti con i clienti. Se vengono colti in flagrante, rischiano multe e persino il carcere. La stessa legge stabilisce la non punibilità delle lucciole, pur sanzionando l’adescamento finalizzato a vendere o a comprare prestazioni sessuali. E la prostituzione è calata in modo nettissimo».
Modello svedese, dunque. Praticamente l’esatto opposto delle case chiuse.
«Personalmente, sono contraria alla riapertura delle case chiuse. Lo Stato non può farsi promotore della "cultura della prostituzione". E' la cosa più degradante che possa fare per una donna. E poi, dare dignità alla prostituzione non vuol dire affatto dare dignità alle prostitute. Vuol dire soltanto favorire l'industria del sesso, che si arricchisce sulle loro spalle».