Le provvidenze all’allevamento possono diventare aiuti di Stato

Ciclicamente, come le stagioni, per quanto riguarda la non facile vita degli allevatori, ricorre la solita canzone sulla approvazione o meno da parte dell'organo di vigilanza, il ministero delle Politiche Agricole, dei piani provvidenze del trotto e del galoppo. Con il maldestro e improponibile tentativo di sottomettere l'approvazione dei due piani di provvidenze, allo stesso metro di misura, come se fossero equiparabili. Il punto è sempre lo stesso, cercherò una volta di più di chiarirlo: la materia relativa all'assegnazione dei fondi sia del montepremi che delle provvidenze dei settori trotto e galoppo è materia indisponibile, perché disciplinata dalla Direttiva 428/90, testualmente recepita in Italia, senza modifiche, con Decreto ministeriale del 24 giugno 1992. Nella Direttiva di cui sopra vi sono due sole possibilità di applicazione, che semplifico: 1) aprire la partecipazione a corse ed a tutte le altre forme di distribuzione, tra cui le provvidenze che, dal 1993 non può essere inferiore all’80% della totalità. Quindi: disponibile un solo 20%. Se, come pare dai rilievi del ministero vigilante, il galoppo è oltre il 35% nella sola distribuzione di provvidenze e premi all'allevatore è chiaro che l'eccedente il 20%, è aiuto di Stato. Non solo. Occorre poi verificare se al restante destinato a montepremi per le corse è consentita la partecipazione di qualsiasi cavallo proveniente dalla Ue, senza restrizione alcuna. Se così non fosse, non c’è pezza: sono da considerare aiuti di Stato anche i premi al traguardo.
2) esiste la possibilità di organizzare corse per cavalli iscritti ad un Libro Genealogico Nazionale, nel qual caso, a condizione di non effettuare discriminazioni di nessun tipo, territoriali o regolamentari o di altro genere, quindi la totalità del montepremi disponibile può essere destinata ai cavalli iscritti in questo Libro Genealogico Nazionale. Ripeto: sempre che non vi siano discriminazioni di alcun genere, salvo ovviamente le regole di iscrizione al suddetto Libro Genealogico, se aperto oppure chiuso come quello francese.
Riporto letteralmente la norma: «Tuttavia, gli obblighi di cui all'articolo 3 (apertura dell’80%, ndr) lasciano impregiudicata la facoltà di organizzare concorsi riservati agli equini iscritti in un determinato libro genealogico, ai fini di un miglioramento della razza; lo Stato membro che intende avvalersi di tale facoltà, ne informa preventivamente e in maniera generale, la Commissione». Preciso che: «con nota del 25 marzo 1992, per la parte che qui interessa, l'Unire ha riferito al Ministero richiedente, con riferimento alle corse al trotto, che a seguito di delibera n. 604 del 3 dicembre 1991 della stessa Unire era stato adeguato il libro genealogico della razza “Trottatore italiano”, con l'estensione dell'iscrizione nel predetto libro anche dei cavalli “Trottatori italiani” nati e allevati in qualsiasi Paese aderente alla Comunità economica europea». Ecco perché le due realtà non sono assolutamente comparabili sotto ogni punto di vista.
Basterebbe rammentare il secondo arrivato nel Derby italiano 2004 di Galoppo, il cavallo tedesco, Dayano che fu distanziato perché non aveva ottemperato alla regola che obbligava la permanenza in Italia per un determinato periodo, la norma fu ritenuta inapplicabile dalla disciplinare, perché contraria alle regole Ue e il caso si chiuse con l'assegnazione del premio vinto.