Il Pse gela Fassino: il «gruppetto» potete scordarvelo

nostro inviato a Fiuggi (Roma)

L'asso nella manica dei socialisti in cura ricostituente a Fiuggi è un signore danese di 64 anni, alto e distinto, cui è assegnato un posto in prima fila. Come di prammatica, accanto al leader del maggiore dei partiti italiani aderenti all'Internazionale socialista. Se non fosse che Piero Fassino, forse per cupio dissolvi, dovendo buttar via una bandiera, trova quel posticino accanto a Paul Nyrup Rasmussen ingrato, infelice, se ne tiene ben lontano. Il presidente del Pse, intanto, continua a correggere i suoi tre fogli di appunti in inglese per il saluto al congresso straordinario dello Sdi.
Neppure Enrico Boselli sospetta che cosa Rasmussen stia per dire, chiaro e semplice, stile scandinavo. «Quanto rosso c'è qui, che bello!», l'esordio. E poi: «Quando ci si incammina, e ci si trova a un bivio, si va a destra o a sinistra. Una terza strada, come quella immaginata da Rutelli, fa soltanto gran confusione... ». Dulcis in fundo: «Sento Rutelli parlare della creazione, nell'Europarlamento, di un gruppo democratico, su base nazionale... Ecco, gli posso dire soltanto una cosa: se lo scordi!». Esplode la platea socialista di Fiuggi, assieme al divertito stupore di molti ospiti (Bertinotti, Marini, Giordano). Ma esplode anche la rabbia repressa di Fassino, la gioia gongolante di Mussi, Salvi e gli altri postds venuti qui a Fiuggi pensando al gran salto verso una «sinistra larga» che potrebbe presto essere anche la Costituente socialista. «Con quanto ha detto oggi Rasmussen - ride Mussi -, può dirsi concluso anche il nostro congresso di Firenze». «Ma avete visto la faccia di Piero?», si congratulano gli oppositori del Partito democratico.
Fassino, smaltito lo smacco, detterà alle agenzie una dichiarazione nella quale - pensando ai suoi congressisti della prossima settimana - si dice addirittura «d'accordo con Rasmussen», e non con Rutelli.
Ma il colpo di Rasmussen trascina in alto il progetto unitario lanciato da Boselli nella sua relazione, tutta improntata all'identità socialista (i passaggi su Craxi i più applauditi), alla laicità, alla critica del Pd e alla fine di una diaspora durata fin troppo. Rilancio indispensabile per pensare di poter aprire un «cantiere» assieme a Mussi e i postdiessini. «Materiale ce n'è... », confermerà Mussi, d'accordo con Boselli persino sulla forte radice identitaria messa in campo, e sulla critica spietata a Fassino. «Da parte dei Ds non è mai venuto meno il desiderio di vedere definitivamente chiusa la nostra esperienza socialista autonomamente organizzata» aveva detto Boselli dal palco. «Dopo tante accuse, siamo arrivati al punto che Fassino mette nel Pantheon del nuovo Pd tutti i principali leader socialisti, compreso Craxi... Ma non abbiamo bisogno di riabilitazioni di stile post-sovietico».
E Mussi: «Questo rimettere insieme i Pantheon di un partito è proprio un'idea... comunista». Frigge il baffetto mussiano, si ha fretta di ripartire da qui. Saranno preziose Rose europee, per ora in serra danese.