Psichedelia dalla terra dei canguri

I Pink Floyd, quelli veri, hanno suonato insieme per l’ultima volta il 2 luglio del 2005, sul palcoscenico benefico del «Live 8». Ormai è chiaro che non ci saranno mai più repliche. Roger Waters e David Gilmour hanno proseguito lungo strade separate, sviluppando progetti alternativi con qualche strizzata d’occhio al passato, anche se Gilmour ha voluto fare di più: ha lasciato una fiammella accesa nel cuore dei fan, un rimedio tangibile alla nostalgia. Ha concesso agli Australian Pink Floyd, in una parola gli Aussiefloyd, il titolo ufficiale di epigoni del gruppo inglese, di «tribute-band» più fedele, in grado di rimettere in vita il sound unico della formazione originale. Venerdì sera gli Aussiefloyd saranno al Pala Atlantico, per un concerto dalla scaletta formidabile: riproporranno infatti una serie di brani tratti dagli album di maggior successo di Waters e soci, da Animals a Wish you were here, da Dark side of the moon a The wall. Chi già ha avuto la fortuna di vederli dal vivo nelle passate sortite italiane, sa quali sono i punti di forza degli Aussiefloyd: i loro live non sono semplici tributi, di considerevole qualità artistica peraltro, ma riproposizioni accurate di quegli «psychedelic light show» che i Pink hanno eseguito 1987 al ’94. Anche nella capitale, quindi, vedremo schermi giganti e raggi di luce colorati, un’alternanza rapida di immagini, animazioni ed effetti sonori, in un’atmosfera in grado di coinvolgere e appagare tutti i sensi. Le esecuzioni di hit mai tramontate come Us and them, Breathe, Comfortably numb e Money sono il frutto di 17 anni di percorso comune e del lavoro di una formazione oggi allargata rispetto a quella iniziale, che ha raggiunto gli 11 elementi.
La prima uscita ufficiale degli Australian Pink Floyd risale al ’93, quando Lee Smith (alla chitarra), Grant Ross (alla batteria), Jason Sawford (alla tastiera), Steve Mac (alla chitarra e voce) e Colin Wilson (al basso e voce) suonarono a «The first international Pink Floyd fan convention». L’anno di svolta fu, però, quello successivo, il ’94, quando David Gilmour assistette a un loro show e ne rimase talmente colpito da invitarli a suonare all’after-show party che celebrava, a Londra, la fine del tour The division bell, uno degli ultimi atti della storia dei Pink Floyd. Venerdì quelle emozioni dimostreranno la loro vitalità ancora una volta, sul palcoscenico romano del Pala Atlantico.