Gli psichiatri: a rischio 50mila «incurabili»

Il professor Cantelmi dell’università Gregoriana: «Oltre 600mila i pazienti vittime di turbe mentali»

da Roma

Dei circa 600.000 pazienti psichiatrici gravi esistenti in Italia, si stima che almeno 50.000 siano resistenti alle cure. «Si tratta di situazioni a rischio che potrebbero esplodere, soprattutto considerando che non esiste una rete sociale in grado di prendersene carico», ha osservato lo psichiatra Tonino Cantelmi, dell'università Gregoriana, commentando l'episodio in cui ieri a Gerenzano (Varese) uno squilibrato ha colpito a martellate una ragazza di 13 anni.
«Il problema - ha osservato lo psichiatra - è che non esiste più un sistema sociale di accoglienza». L'uomo che ha colpito la ragazza di Gerenzano, per esempio, aveva dato più volte segnali, aveva già aggredito e minacciato ed era anche stato ricoverato. Il Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) al quale era stato sottoposto l'uomo viene praticato soltanto in casi di manifestazioni acute della malattia psichiatrica e consiste nel ricovero coatto per una settimana, rinnovabile fino a un periodo complessivo di un mese. Il ricovero avviene in un reparto ospedaliero e il trattamento è esclusivamente farmacologico.
«È chiaro - ha osservato Cantelmi - che questo non può essere una risposta. Una volta superato il Tso, la persona dovrebbe essere seguita da strutture territoriali, ma tutto questo è ancora lontano e richiede forti investimenti». Dal punto di vista sanitario, ha proseguito, «i trattamenti sono di ottimo livello, ma poi manca una rete sociale di accoglienza che possa seguire, accogliere e controllare le persone che hanno dato segnali». «Il fatto che una persona sia riconosciuta come portatrice di grossi problemi psichiatrici esclude la facoltà a chiunque di liquidare quanto accaduto a Gerenzano come dramma della follia, perché si tratta solo ed esclusivamente di tragedia annunciata». Lo dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori commentando quanto accaduto ieri a varese dove una ragazza è stata aggredita a martellate da un folle e che ora è in coma ricoverata in gravi condizioni. «È ora di finirla - dice il sociologo - con le dissertazioni accademiche postume a uccisioni o violente aggressioni a danno di minori e riconoscere l'Italia come nazione assolutamente inadeguata sul piano preventivo ed assistenziale rispetto a certe patologie».