Psicodramma Inter: lo caccio o non lo caccio?

«Ci sono rimasto male per il modo in cui è arrivata ma la sconfitta di Brema me la sentivo, però non voglio creare problemi né prima né durante il mondiale. Poi vedremo. Benitez deve avere carattere perché altrimenti non si vince un mondiale per club». Niente di nuovo, le dichiarazioni di Massimo Moratti equivalgono a zero e il disorientamento è tale che il suo inquietante silenzio appare rassicurante. Perlomeno non è un segnale negativo e dà l’idea che qualcosa stia succedendo. Resta l’outing fatto dopo Lazio-Inter 3-1: «Dieci anni fa lo avrei licenziato». Negli intenti vorrebbe annunciare una subentrata maturità, nei fatti il nome per sostituire il madrileno non c’è.
Rafa Benitez nel frattempo continua a vivere altrove. Ripete allo svenimento le medesime tre o quattro frasi, o è proprietario di un italiano zoppicante, oppure è entrato nella macchina del tempo e ha perso i contatti con il quotidiano che lo circonda. Parla come se dovesse rimanere all’Inter fino al giungere del nuovo secolo, lo spiega con tale naturalezza che mette ansia: «Al mondiale sarà diverso, rientrano Julio Cesar, Maicon e Milito». Muove la testa e arrossisce. Dopo tre o quattro volte che gli si chiede se per caso si senta un po’ in discussione e lui risponde che col presidente c’è grande unità di intenti, ci si vergogna per lui. Qualunque sia la domanda, la risposta è quella, se gli si chiede dello spogliatoio che ormai viaggia su un altro binario, lui risponde che va tutto bene, adesso arrivano i nostri, stanno guarendo. E alla fine ci si convince che le cose stiano realmente così, del resto se nessuno può dire con precisione se Castellazzi sia in forma, tredici tiri, tredici gol, è altrettanto vero che nessuno può affermare che sia tutta colpa di Benitez, strapenalizzato dagli infortuni. Infatti i sondaggi fra i tifosi dicono che Moratti dovrebbe concedergli la possibilità di giocare con la formazione al completo. Dicono anche che poi, indipendentemente dal risultato, Benitez dovrà essere decapitato. Di mezzo c’è il mondiale per club. Oggi è prevista la ripresa degli allenamenti, venerdì partenza per Abu Dhabi. Maicon, Chivu e Milito stanno bene. Lucio e Stankovic anche, Sneijder pare smanioso di fare giustizia sommaria dei soloni del calcio che lo hanno ripudiato, Zanetti ha riportato una contusione che non preoccupa, Materazzi non ha giocato a Brema per precauzione, le perplessità sono tutto su Julio Cesar: l’impiego di Orlandoni non è stato un buon segnale. Benitez gioca il mondiale per club senza alibi, gli mancheranno solo Samuel e Coutinho.
Massimo Moratti è rimasto un presidente imprevedibile. Ha in pugno Luciano Spalletti, una telefonata e lascia San Pietroburgo. Walter Zenga è preparato ad affrontare una a caso delle sette fatiche. Leonardo lo stuzzica perché oltretutto sarebbe una bella sciabolata ai cugini, come Carlo Ancelotti se veramente Roman Abramovic dovesse esonerarlo, anche perché significherebbe che il sogno Pep Guardiola rimarrebbe tale. La soluzione interna si chiama Luis Figo che però non ha ancora intrapreso la carriera di allenatore. Josè Mourinho poi non è mai completamente sparito, bizzarramente e a modo suo lascia credere che un ritorno sia sempre possibile, intanto promuove Villa Boas, scuderia Jorge Mendez, lo Special Two, come lo hanno definito. È entrato nel calcio a sedici anni, è stato con Josè Mourinho fino al 13 ottobre 2009 quando l’Inter lo ha liberato, girava la voce che fosse lui il vero talento e adesso al Porto sta facendo il fenomeno. L’Inter ha mandato suoi emissari per capire cosa stia succedendo. Villa Boas ha due stagioni di contratto come Rafa Benitez, peccato abbia solo 33 anni, molto più giovane di troppi che dovrebbe allenare.
Benitez gira con la data di scadenza, come Mancini dopo la notte di San Siro col Liverpool. Moratti aveva uno scudetto da portare a casa, lasciò il Mancio al suo posto fino a maggio, intanto aveva il contratto di Mourinho in tasca. Chiusa una stagione irripetibile, il presidente si è fatto l’idea che ne sarebbe arrivata una di transizione con un unico obiettivo, il mondiale per club: lo vuole. Rafa Benitez lo sa da luglio, lo sta puntando, se centra l’obiettivo ha centrato la stagione, non ha fallito. Ma su questo equivoco sono girati tre mesi di esagerate umiliazioni per i campioni d’Europa, troppo anche per Moratti che a Benitez ha mandato l’ultimo chiaro messaggio: «Quando perdi ti senti tradito. Non penso comunque che i giocatori lo abbiano fatto apposta. Credo invece che non ci sia carattere sufficiente per superare gli ostacoli». Ma Benitez risponderà che non era rivolta a lui e neppure quando gli infileranno il collare e scenderà la lama vorrà crederci.