La psicologa che critica i politici zittita dal prof di palazzo Tursi

(...) presidente della Commissione organizzatrice. Quando infatti la psicologa dell'Istituto Tumori di Genova Daniela Mannucci, chiamata a intervenire sull'impatto sanitario dell’opera, ha spiegato che «il trauma di chi verrà leso dalla costruzione è ancor più pesante perché causato dai politici che la gente ha eletto», il coordinatore non ci ha visto più e ha strappato il microfono alla relatrice, scatenando un putiferio. «È stata pronunciata una frase che mi ha disturbato» ha poi spiegato Bobbio. E, scusandosi, ha aggiunto: «Non si può dire che i politici anziché fare il benessere della gente vogliono creare conseguenze nocive».
Che la dottoressa stesse semplicemente registrando il malessere psicologico diffuso nella popolazione, che si sente tradita da chi ha votato, è passato così in secondo piano e la tensione è esplosa, obbligando i vigili presenti a intervenire. Varie le accuse mosse a tutta la galassia gravitante intorno al progetto Gronda, polverizzato in cinque ipotesi di tracciato: c'è chi ha fischiato qualsiasi riferimento al sindaco Vincenzi, chi ha accusato i giornalisti di fare informazione unilaterale e chi è andato oltre tratteggiando i contorni di un sistema asservito a interessi di parte e bollando il «débat public» come una «farsa». Comune a tutti, i sentimenti di rabbia e preoccupazione per anni di cantieri, possibili effetti negativi per la salute ed espropri. Sono stati salutati con molti applausi gli interventi che hanno assecondato tali paure, pur nell'assenza di dati scientifici certi. «Qualsiasi ipotesi sugli effetti sanitari delle cinque opzioni, sia rassicurante che allarmante, è priva di base - ha spiegato Paolo Bruzzi, sempre dell'Ist - sarebbe necessario uno studio approfondito di almeno qualche mese». A conquistare tutto il fronte del «no» è stato però soprattutto il geologo Pietro Maifredi che ha riesumato l'ipotesi di un tunnel sotto il Polcevera, già scartata nel 2005 e tuttora ritenuta non fattibile da Autostrade. Per l'esperto nascondere il traffico sotto terra sarebbe un'operazione relativamente semplice «visto che le interferenze con le falde si possono controllare». L'idea, che verrà inclusa negli atti del dibattito, è piaciuta pure a chi lotta per la cosiddetta «opzione zero» ossia nessun raddoppio autostradale da nessuna parte, anche se ieri non erano più in molti a credere davvero all’ipotesi. Per coagulare le forze i Comitati hanno così fatto partire un corteo a dibattito non concluso, impedendo di fatto ai rappresentanti di Confindustria e Confesercenti di esporre la propria opinione sui rischi economici. La manifestazione, animata da slogan, striscioni e fischi, è partita dal teatro e ha raggiunto il ponte Morandi, simbolo del nodo autostradale al centro della questione; lungo il percorso seguito dai cittadini non c'è stata pietà per i manifesti del PD, imbrattati al grido minaccioso del «ricordiamocelo alle prossime elezioni», mentre qualcuno distribuiva volantini su un film dedicato alle proteste in Val di Susa, quasi a voler connettere ormai apertamente questi due fronti del «no».
La replica delle tensioni di ieri è prevista per sabato 18 quando si parlerà, alla presenza del sindaco, delle ricadute della realizzazione della Gronda sulle civili abitazioni. Per Marta Vincenzi si profila all'orizzonte un nuovo nemico: dalla sindrome Nimby (Not In My Back Yard che significa «non nel mio cortile») sembra si stia passando alla sua degenerazione, battezzata dagli anglosassoni «effetto Banana» (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything ossia «non costruire assolutamente nulla in alcun luogo vicino a niente»). Il sogno di un confronto sereno è sempre più lontano.