Psicologa «suicida», arrestato il marito

La vittima si era da poco separata dall’uomo, che si dichiara innocente

Marino Smiderle

da Padova

Aveva i nervi molto fragili, si era separata da poco dal marito e quando la colf l’ha trovata morta, adagiata nella della doccia col cutter usato per tagliarsi le vene poco lontano, quasi nessuno ha avuto dubbi: suicidio. Ma fin da giovedì mattina, di fronte al cadavere di Elena Fioroni, psicologa di 31 anni, nella villetta di Voltabarozzo, a Padova, gli agenti delle squadra mobile, guidati dal commissario Marco Calì, avevano intuito che in quella morte c’era qualcosa di sospetto. Il forte odore di etere in bagno, quei messaggi sms spediti nel cuore della notte alla madre e all’ex marito, il rivolo di sangue dalla bocca. La sensazione si è trasformata in certezza per gli inquirenti, una volta arrivati i risultati dell’autopsia. Dal suicidio si è passati all’omicidio premeditato, tanto che il pm padovano, Orietta Canova, ha disposto il fermo per il marito, Gian Luca Cappuzzo, 35 anni, medico specializzando, l’ultimo ad avere visto viva Elena Fioroni. Lui però si dichiara innocente.
Il colpo di scena, nell’aria da giovedì, è arrivato ieri, dopo i primi risultati dell’autopsia e dopo l’interrogatorio di Cappuzzo da parte del pm. Gli inquirenti sono molto abbottonati. Per capire qualcosa, occorre partire dalla notte tra mercoledì e giovedì, quando il marito, secondo l’accusa, avrebbe dato esecuzione al suo piano omicida. In quella villetta la donna, che aveva due figli piccoli, Gaia di 2 anni e Francesco di 4, viveva da sola, con la colf che occupava il secondo piano. Nella serata di mercoledì Elena Fioroni ha avvertito dei forti dolori allo stomaco. Forse è per questo che ha chiamato il marito, che è medico e che avrebbe quindi potuto aiutarla. Cappuzzo è andato in via Vittor Pisani e, secondo le prime ricostruzioni, è rimasto con la moglie diverse ore, durante le quali le avrebbe fatto un’iniezione. L’accusa, che sarebbe supportata dai riscontri autoptici eseguiti all’Istituto di medicina legale da Santo Davide Ferrara e Giampietro Frison, sostiene che in quella siringa Cappuzzo avrebbe messo una sostanza tossica. Un miscela di sostanze divenute veleno. Una volta entrata in circolo, questa sostanza avrebbe provveduto a rallentare progressivamente il battito cardiaco, fino a provocare la morte della giovane donna.
Le indagini sono serrate. La squadra mobile ha effettuato diverse perquisizioni e controlli sul traffico telefonico della vittima e del presunto assassino. In particolare, sono finiti nel mirino due messaggi sms in cui Elena Fioroni avrebbe dato il suo ultimo saluto alla mamma e al marito. Una sorta di testamento via etere che però, secondo l’accusa, altro non sarebbe che una macabra messinscena dell’assassino, nel maldestro tentativo di sviare le indagini e di far passare per buona la tesi del suicidio. Sul movente, sui motivi che avrebbero indotto il medico a trasformarsi in assassino, gli inquirenti non parlano. Probabile che la ragione sia da ricercare nella recente separazione, magari nel sospetto che la donna avesse un altro uomo. Oggi Cappuzzo sarà ancora interrogato dal pm Canova. L’avvocato Giovanni Chiello, che lo difende, ha spiegato che il suo assistito ieri non ha fatto alcuna dichiarazione spontanea. Lunedì prossimo, intanto, Cappuzzo comparirà davanti al gip padovano, Giuliana Galasso, per l’ udienza di convalida del fermo. Gli inquirenti sembrano davvero convinti di averlo incastrato. Restano da capire i motivi di un progetto così diabolico.