La psicosi terrorismo arriva in agenzia viaggi: «Ho paura, non parto più»

Il giorno dopo l’allarme bomba, a Malpensa tutto è tornato alla normalità, come se nulla fosse accaduto. Anzi, in giro si vedono pochi agenti. Sembrano essere all’opera solo i vigili, meticolosissimi nel multare le auto in sosta fuori dallo scalo. Per il resto, quasi nulla. Tra i banchi dei check-in incontriamo pochissimi dei 600 uomini che solitamente sono schierati in aeroporto per garantire la sicurezza. Insomma, chiunque, in un giorno qualsiasi, potrebbe entrare nello scalo e piazzare un pacco bomba. Come ha fatto il finto attentatore dell’altro ieri, che ha lasciato nel bagno degli uomini, vicino all’imbarco per New York, un finto ordigno, mandando in allerta l’intero scalo. Anche nel luogo «del mancato delitto» (le toilette in area nove) tutto è normale. Eppure in aeroporto continua lo stato di massima allerta.
In compenso, tra i passeggeri serpeggia l’agitazione soprattutto per quelli costretti a fare code più lunghe in atteso ai controlli dei check-in. Ci si guarda più in giro, si osserva con un po’ più di attenzione il vicino di viaggio. E le agenzie hanno registrato anche molte defezioni, non solo sui voli in partenza da Malpensa. «In tanti hanno preferito rimandare il volo - spiega Valerio, agente di viaggio -, soprattutto quelli coperti da un’assicurazione, che hanno potuto avere il rimborso quasi totale del biglietto». «Ieri ci ha telefonato un sacco di gente - aggiunge Marzia, di un’agenzia di viaggio del centro - e abbiamo cercato di tranquillizzare tutti. Alla fine quasi tutti si sono lasciati convincere a partire ugualmente e più che altro cercavano qualche conferma per sentirsi più sicuri». In coda al check-in la gente sdrammatizza: «Diciamo così - scherza Giacomo, in partenza con la famiglia per l’Egitto -, per un calcolo di probabilità, il giorno dopo la bomba non dovrebbe succedere niente. Speriamo in bene».
Un gruppo di ragazzi, con i trolley al seguito, prima di registrarsi agli imbarchi ha fatto un giro nei bagni incriminati. «Ma non abbiamo visto nulla - spiega uno di loro - non c’è traccia di niente». Una signora ammette che stava per rinunciare al viaggio: «Volevo stare a casa - spiega - poi mi dispiaceva e mi sono affidata al destino. Alla televisione hanno detto che non ci sono legami con il terrorismo». Appunto. Chi ha piazzato la falsa bomba sembra non abbia nulla a che fare con attentati e strategie del terrore. Con tutta probabilità si è trattato solo di una provocazione. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi ma al momento non è arrivata nessuna rivendicazione. Le indagini della Procura di Busto Arsizio hanno preso piede e i frammenti del pacco fatto brillare martedì sono stati inviati ai laboratori scientifici per essere analizzati. Il reato ipotizzato resta quello di procurato allarme.