La psoriasi colpisce 2,5 milioni di italiani soprattutto donne

Cresce nel Paese l’attenzione per la medicina di genere: un’innovativa area della ricerca biomedica che mira ad assicurare a ogni individuo, uomo o donna che sia, la terapia migliore e più appropriata, tenendo conto anche al sesso maschile o femminile. Ora, nell’ambito di questa rivoluzionaria disciplina, per la prima volta, i ricercatori della Novartis hanno avviato in Italia un importante studio osservazionale, Gender Attention, per valutare la differente incidenza di effetti collaterali (secondo evidenze colpirebbero con maggior frequenza, da 1,5 a 1,7 volte e in modo più forte, il sesso femminile, rispetto a quello maschile), tra uomini e donne affetti da psoriasi e trattati con ciclosporina, immunosoppressore di riferimento per il trattamento di una delle più diffuse patologie autoimmuni nella quale il genere appare essere un fattore fortemente determinante: la psoriasi colpisce infatti tra l’1,5 e il 2 per cento della popolazione nei Paesi occidentali (circa 2,5 milioni di persone in Italia) e ha effetti sociali e psicologici molto pesanti. Questi ultimi sono prevalenti nel sesso femminile (il 54% verso il 40% negli uomini), provocano limitazioni, spesso invalidanti, della vita sociale. «Per troppo tempo la medicina, come un abito di sartoria, è stata tagliata sui corpi degli uomini», afferma Flavia Franconi, professoressa di farmacologia e presidente del Gruppo Italiano salute e genere (GISeG), nel corso di un incontro scientifico a Roma, sul tema della medicina di genere. «Lo studio ha un obiettivo molto rilevante ed innovativo: quello di indagare sia l’uomo che la donna nelle loro differenze e nelle loro somiglianze nella risposta ai trattamenti farmacologici. Infatti, la medicina di genere non è una medicina che studia solo «il femminile», ma è la medicina che vuole arrivare all’equità nella prevenzione e nella cura. È la strada verso i trattamenti personalizzati: per avere cure individuali ci vorrà del tempo, ma questo è un primo, importante, mattone».
Lo studio (quasi 50 i Centri ambulatoriali di dermatologia coinvolti, convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, in tutto 1200 i pazienti). Uomini e donne non sono uguali davanti alle malattie. «Il caso della psoriasi dimostra che l’appartenenza di genere determina come ciascuna patologia si declini nel corpo umano e come esista una diversità nella percezione dello stato di malattia e nel modo in cui viene affrontato il percorso di cura», afferma Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia dell’H San Raffaele Resnati SpA.