«PSYCO», INDAGINI IN SALSA DI QUIZ

Forzando un po' i toni si può dire che il mestiere di critico gastronomico racchiuda qualche elemento di indagine poliziesca: bisogna travestirsi da detective e scoprire i piccoli o grandi delitti degli chef più rinomati, non solo le meraviglie ma anche le trappole dei ristoranti che vanno per la maggiore. Magari, come ha sempre fatto Edoardo Raspelli, occorre guardare non solo alla sostanza ma anche alla forma e, nell'indagare a tutto tondo il ristorante prescelto, fare una capatina pure nella toilette, per vedere come è tenuta e tramutare l'impressione in un elemento di giudizio aggiuntivo. Forse per queste assonanze Edoardo Raspelli ha scelto di buttarsi nella nuova avventura di Psyco, delitti per gioco (mercoledì su Retequattro, ore 21), un programma che sta a metà tra il game show e la fiction poliziesca, in cui due squadre di concorrenti scelti tra i vip e la gente comune devono indovinare il colpevole di un delitto mostrato in un filmato all'inizio della trasmissione. Le immagini di questa fiction poliziesca a stretto uso del programma diventano poi l'elemento portante del copione di Psyco, in quanto i concorrenti, per indovinare l'assassino e il movente, hanno la possibilità di chiedere che venga loro mostrata nel corso della puntata la scena dell'interrogatorio degli indiziati da parte dell'ispettore Alfredo Lanzi (Remo Girone), l'esito della perizia medico legale, le testimonianze acquisite, i mandati di perquisizione, ecc. In questo modo si presume possano acquisire gli elementi giusti per formarsi un'idea precisa di come si sono svolti i fatti. In questa prima puntata si sono sfidati da una parte Roberta Giarrusso, Alessandro Partexano e Giampiero Tognoli (Carabinieri), dall'altra Daniela Morozzi, Giovanni Ferreri e Francesca Ermini (Distretto di Polizia). È anche intervenuto l'ormai immancabile criminologo Francesco Bruno, giusto per dire che ogni scena del delitto «insegna qualcosa a chi sa ascoltare». Colpiti da tanta saggezza, lo hanno poi subito congedato tra gli applausi senza pretendere altro. Come quasi tutte le puntate «pilota», questa di Psyco ha mostrato più di una pecca. A cominciare dalla farraginosità della storia delittuosa prescelta, non molto chiara nella dinamica e nella sua realizzazione filmata. Un po' lento l'andamento, in cui i concorrenti sembravano più volte boccheggiare e avrebbero bisogno di essere instradati preventivamente almeno sulle direttrici-guida della vicenda. L'idea del programma può essere uno spunto buono, a patto di snellirne lo svolgimento e renderlo più ordinato. Considerate le difficoltà Raspelli se l'è cavata, anche se negli intermezzi pubblicitari avrebbe avuto bisogno di un bel piatto di fettucine per carburare meglio.

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