Pubblica amministrazione nel mirino

Pietro Serra

Dietro il commendevole proposito di sfoltire, una volta per tutte, la pletora di 655 organismi sparsi tra i dicasteri, la recente approvazione, con voto di fiducia, del decreto Bersani sul riordino degli organismi istituzionali, cela un un discegno profondamente distruttivo dell’ordinato funzionamento della Pubblica amministrazione. Il provvedimento realizza infatti, dopo vari tentativi andati a vuoto nel corso degli ultimi mesi, una precisa determinazione del centrosinistra di attuare un drastico e totale «spoil system» in tutti i settori governativi.
Questo provvedimento, cosiddetto «taglia spese», prevede infatti che il governo, entro 120 giorni, provveda al riordino o alla soppressione di tutte le commissioni, comitati e altri organismi statali, anche monocratici.
Occorre considerare che esistono due tipologie di tali organismi: quelli nominati con decreto dai rispettivi ministri e quelli previsti nell'ambito di provvedimenti legislativi approvati dal Parlamento, funzionali alla razionale attuazione delle rispettive leggi.
Per quanto concerne il primo caso, che comprende la grandissima parte degli organismi considerati dalla nuova legge, la norma introdotta dal decreto Bersani risulta del tutto inutile. Per la loro soppressione o il riordino basta un semplice provvedimento del ministro competente. È questa considerazione che fa trasparire il vero effetto del provvedimento: quella di consentire per legge la sostituzione dei membri delle commissioni previste da leggi approvate dal Parlamento, al di fuori, anzi in contrasto, con i provvedimenti che regolano lo «spoil system».
Tali commissioni la cui attività è funzionalmente collegata all'attuazione della rispettiva legge istitutiva risultano in genere determinanti per l'ordinato svolgimento di norme lungamente discusse in ambito parlamentare; esse hanno una durata e una composizione determinata dal Parlamento in funzione dell'attività che sono chiamate a svolgere nell'ambito della rispettiva legge. La loro abolizione o modifica viene quindi a ledere profondamente il principio costituzionale di assicurare il buon andamento della Pubblica amministrazione.
Il fatto che per le loro funzioni molte commissioni non possano essere abolite conduce a una precisa considerazione: il provvedimento Bersani la cui finalità di «taglia spese» è peraltro assicurata dal primo comma dell’articolo 29, che prevede una riduzione del 30% della spesa per compensi ai commissari, ha invece la funzione di legittimare la soppressione o l'accorpamento, e quindi la modifica «ad libitum» secondo gli orientamenti politici del ministro, della composizione delle strutture in oggetto. È l'attuazione non dichiarata nella legge di un nuovo «spoil system».
Le strutture oggetto di modifica sono spesso impegnate in procedimenti di valutazione complessi e di lunga durata. Un esempio tra numerosi altri: la Commissione di aggiudicazione degli incentivi alla ricerca industriale risulta attualmente impegnata, da oltre un anno, nella valutazione di oltre 200 progetti di ricerca per un importo previsto di oltre 1 miliardo di euro, presentati dal sistema produttivo italiano in collaborazione con università ed enti di ricerca. Risulta del tutto evidente che la modifica della composizione della commissione in corso di aggiudicazione non può che portare all'azzeramento dell'intera procedura con conseguenti rilevanti danni per i soggetti industriali interessati alla gara.
Ci si domanda se gli illustri senatori a vita che con tanto zelo assicurano la sopravvivenza del governo abbiano mai analizzato la portata devastante sull'ordinato svolgimento dell'attività della Pubblica amministrazione delle norme che con tanta superficialità essi, in modo determinante, hanno contribuito ad approvare.
Si attende il parere sulla legge dei consiglieri giuridici del presidente della Repubblica, che è chiamato ad approvare il provvedimento Bersani, con riferimento al richiamo costituzionale alla necessità di assicurare il buon andamento della pubblica amministrazione e sul conflitto tra i disposti della legge Bersani rispetto ai provvedimenti legislativi attualmente in essere che regolano lo «spoil system».
Nel caso di provvedimenti assunti dal precedente governo Berlusconi essi non hanno mancato di rilevarne frequentemente aspetti di illegittimità. Ci auguriamo che anche per il governo Prodi continui ad esistere un giudice a Berlino.