Pubblica amministrazione

Rischio stangata suoi conti della pubblica amministrazione italiana: il Parlamento europeo, salvo imprevisti, mercoledì prossimo darà il via libera definitivo alla direttiva sui ritardi nei pagamenti ai fornitori di beni e servizi allo Stato. E gli effetti sull’Italia, dove gli arretrati della Pa avrebbero raggiunto quota 70 miliardi di euro (stime di fonte industriale), potrebbero essere importanti. In base alla nuova normativa, dal 2013, se le fatture non saranno liquidate entro 60 giorni - oggi la media è 187, con punte superiori ai 500 giorni nel settore sanitario - cominceranno automaticamente a correre interessi di mora assai salati. «Sarà applicata una penale dell’8%. Verrà così cancellata la vergogna dei ritardi nei pagamenti anche di centinaia di giorni - ha detto il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani - che spesso hanno portato alla morte pmi che non ce la facevano a sopravvivere». Il meccanismo porterà certo ossigeno alle imprese, ma imporrà anche alla macchina pubblica un cambio di marcia nelle procedure e nei tempi di liquidazione delle fatture.
Non è però questo l’unico tema economico di diretto interesse per l’Italia - al centro della sessione dell’Europarlamento che prenderà il via domani a Strasburgo. Durante i lavori, dovrebbe essere messa ai voti anche la proposta di direttiva sul «made in» fortemente voluta dagli europarlamentari italiani Cristiana Muscardini, Gianluca Susta e Claudio Rinaldi - e osteggiata dai Paesi nordici - perché obbligherebbe gli importatori a indicare sui prodotti il Paese di provenienza. Un provvedimento che, secondo i suoi sostenitori, avrebbe un doppio beneficio: garantire ai consumatori una corretta informazione su ciò che comprano e tagliare l’erba sotto ai piedi di chi, giocando sulle ambiguità e i vuoti normativi, offre prodotti che possono essere scambiati per nazionali o europei ma in realtà sono stati realizzati in Paesi extra-comunitari, in primo luogo Cina e India. L’euro-assemblea avrà anche un primo confronto sulla proposta varata dalla Commissione Ue per azzerare i dazi sulle importazioni di 75 prodotti dal Pakistan al fine di aiutare il Paese a fare fronte alle devastazioni causate dalle recenti inondazioni.