La pubblica amministrazioneora nasconde le auto blu

INCHIESTA Solo il 40% degli enti ha risposto al censimento della Funzione Pubblica sulle vetture a disposizione

Roma - Solo la metà, anzi meno. Gli altri devono prima finire le vacanze, e che diamine quanta fretta. Solo un mese per rispondere al ministero che ti chiede quante auto blu hai in garage? Troppo poco, e poi col ponte dell’Immacolata e il Natale di mezzo... No, serve una proroga. E, tac!, eccola lì subito concessa: altri venti giorni (ma ci scommettiamo, ri-prorogabili) per smaltire il pandoro e comunicare con tutta calma il numero e l’impiego delle auto blu da parte delle miriadi di amministrazioni pubbliche sparse per la penisola. Il censimento della Funzione pubblica, a sei mesi dal decreto che lo ha inventato e dopo un mese di attivazione, è un mezzo flop. I numeri sono desolanti, soprattutto se si pensa alla rigidità con cui la burocrazia pretende il rispetto delle scadenze dai contribuenti, pena sanzioni pesanti, interessi sul ritardo, spaventose cartelle esattoriali. Ma lo Stato, con se stesso, è molto più comprensivo, se si dimentica l’obbligo si sposta la scadenza, no problem.

Dunque i numeri: su 10.354 amministrazioni a cui è stato spedito il questionario sulle auto blu a disposizione, hanno risposto entro l’ultimo giorno utile, cioè l’ultimo dell’anno, solo in 4.627, meno della metà. «Altre 707 amministrazioni si sono registrate sul sito e hanno in corso la compilazione», comunicano dal ministero per consolarsi, ma capirai che sforzo registrarsi al sito. La realtà, meno simpatica, va vista dal lato vuoto del bicchiere, dove si trovano 5.727 amministrazioni pubbliche che invece hanno fatto orecchie da mercante, e al ministero (nella persona del Formez, il centro studi sulle Pa dipendente dalla Funzione pubblica) che gli chiedeva delle auto blu, semplicemente non hanno risposto nulla. Silenzio.

Fa niente, avranno venti giorni ancora per dare un segno di vita. Solo allora, se veramente lo faranno, si saprà quante auto blu ci sono davvero in Italia. Per il momento, dai questionari compilati e restituiti, che appunto sono meno della metà, ne risultano 43mila, blu e grigie, di cui 6mila con autista. In effetti si distinguono tre categorie, la terza è quella delle blu-blu, auto di rappresentanza politico-istituzionale a disposizione di autorità e alte cariche (con autista). Le blu semplici sono invece quelle disposizione dei dirigenti apicali della macchina statale, mentre «grigie» sono le semplici vetture di servizio delle pubbliche amministrazioni. Per conoscere il numero esatto dobbiamo aspettare che si sveglino le 5.727 amministrazioni finora dormienti.

Il bello è che nella lista dei più inadempienti ci sono proprio le «amministrazioni centrali», cioè quelle più importanti, tra cui i ministeri. E tra questi i peggiori risultano essere il Ministero dell’Interno, il ministero della Giustizia (a loro minima discolpa va detto che sono tenute ad un doppio lavoro, quello di monitorare anche le auto blu di prefetture e dei tribunali) e poi la Difesa, che si appella allo schermo della sicurezza anche se qui si tratta solo della auto di rappresentanza, non delle auto di scorta, che sono un capitolo a parte (e di cui non si conosce una cifra esatta, si sa solo che ne usufruiscono soprattutto i magistrati). Male anche le Asl e i comuni non capoluogo. La burocrazia meridionale se l’è presa molto comoda, il divario di efficienza nelle risposte al questionario tra amministrazioni del Sud e del Nord è di 30 (la media percentuale di questionari restituiti) a 60. Il Lazio svetta, unendo l’inefficienza meridionale alla concentrazione di enti centrali, più lenti degli altri. Dal Formez fanno gli ottimisti, ma traspare qualche dubbio, anche per la difficoltà di sondare l’enorme area delle auto ufficialmente non assegnate ad una persona fisica (sembra che la Regione Sicilia detenga il record). Insomma, un caos, nonostante le buone intenzioni.
Il nuovo ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha sposato in pieno la trovata del suo predecessore Brunetta, ma non nasconde che «ad oggi esiste ancora una certa confusione nella conoscenza degli usi delle auto pubbliche». Il censimento obbligatorio e non più volontario, come fu nel 2010, dovrebbe risolvere questa confusione, ma i problemi sono più di quelli previsti. E tutta l’operazione trasparenza dipende poi da una autocertificazione della Regione, della Provincia, del Comune grande o piccolo e così via. Che comunicano al ministero se e come vogliono. Siccome il censimento è l’antipasto per un taglio delle auto blu inutili, si sospetta che gli enti non siano così zelanti nell’aprire il proprio garage, per paura di una sforbiciata. Ma sono solo sospetti.

Nel frattempo, possiamo ragionare sulle cifre del censimento 2010. Da cui emergono 71.700 auto di servizio complessive (come negli Usa, con 50 stati e 300milioni di abitanti...), di cui 2mila «blu-blu», 10mila solo «blu», e 59.700 «grigie». Le auto due volte blu, quelle più costose perché di rappresentanza e con uno o più autisti assegnati, sono così distribuite: 176 a ministeri e organi costituzionali, 267 a regioni e province autonome, 227 alle province, 900 nei comuni, 24 nelle università (i baroni si spostano col lampeggiante...), 51 nelle Asl (i direttori generali ne hanno una). Al luglio 2011 risultano 143 auto blu (generiche però) assegnate alla presidenza del Consiglio dei ministri, quel parco auto che il premier Monti dice di voler tagliare e convertire in Fiat. Solo il Csm ha 23 auto di rappresentanza (meno male che nel febbraio scorso una delibera del plenum ha eliminato «l’assegnazione di auto di servizio ai componenti presso le sedi di provenienza», cioè l’auto blu anche a casa, non solo a Roma...).

Nel 2010 le auto di servizio hanno macinato 800 milioni chilometri, il che vuol dire parecchio carburante. L’altra voce è quella del personale che ruota attorno alla mobilità in «blu». Servono 1,2 miliardi di euro l’anno per pagare tutti gli addetti agli spostamenti di onorevoli, presidenti, sindaci e direttori vari, 600 milioni solo per gli autisti. Incredibile il Comune di Roma. Ha ridotto le auto, sì, ma resta a livelli stratosferici: 988 auto di servizio! Qualcosa si muove nelle regioni, ma con calma.

Il Piemonte ha ridotto le auto, da 296 nel 2009 a 260 nel 2010, il Veneto da 225 a 220. Qualcosa, ma ancora molto lontani dai «risparmi di mezzo miliardo l’anno» fin qui sbandierati come promessa. I giochi si faranno quando i dati saranno completi, cioè quando le 5.727 amministrazioni pubbliche mancanti faranno qualcosa. Se rimarranno in silenzio, si minacciano sanzioni amministrative. O forse, in alternativa, una nuova proroga.