«Pubblicare tutti i risultati per allontanare i sospetti»

Calderisi: i cittadini devono poter controllare il conteggio ufficiale

Fabrizio de Feo

da Roma
«L’Unione distorce scientificamente la verità. La Cdl non ha mai chiesto il riconteggio dei voti ma ha solo posto l’esigenza di attendere il conteggio ufficiale che compete agli uffici elettorali competenti presso le Corti d’Appello e la Cassazione. In questa situazione l’unica scorrettezza è stata quella di autoproclamarsi vincitori senza attendere i dati definitivi». Peppino Calderisi, coordinatore dei Riformatori Liberali, è un fiume in piena. Da esperto di procedure elettorali condanna le imprecisioni lessicali di cui, a suo dire, si è macchiata la grande stampa italiana. E fa cadere una serie di interrogativi sul (provvisorio) verdetto elettorale.
Onorevole Calderisi, è passato il messaggio che sia in corso un riconteggio delle schede. È davvero così?
«Ma non scherziamo. Il conteggio del Viminale, avvenuto nottetempo attraverso comunicazioni informali e telefoniche dai seggi ai Comuni e poi dai Comuni alle Prefetture è solo ufficioso e può essere soggetto ad errori, anche di semplice trasmissione o digitazione. Il Viminale, oltretutto, è estraneo al conteggio ufficiale dei voti e non ha visto né vedrà mai un solo verbale di sezione».
Per l’Unione l’offensiva della Cdl è un esercizio orchestrato ad arte per spargere veleni. Le verifiche possono davvero portare a risultati concreti?
«Con uno scarto di soli 25.244 voti, pari allo 0,06% è doveroso usare la massima prudenza e attendere il risultato ufficiale prima di proclamare il vincitore. Al riguardo la correzione del numero di voti contestati alla Camera che il Viminale stesso aveva fornito in un primo tempo - 43.028 trasformatisi poi in 2.131 - è emblematico. Si tratta della dimostrazione più evidente della possibilità di errori materiali nel conteggio provvisorio avvenuto nella notte tra il 10 e l’11 aprile».
Si è creato un clima di grande diffidenza rispetto al verdetto elettorale. Si può fare qualcosa per fugare almeno in parte i dubbi?
«Bisogna entrare nell’ordine di idee di favorire la massima trasparenza possibile. La richiesta da promuovere è quella della pubblicazione dei voti sezione per sezione. In pratica bisogna dare ai cittadini la possibilità di controllare direttamente il conteggio ufficiale dei voti. In ogni comune c’è un originale del verbale compilato nelle varie sezioni. La Corte d’Appello compila, invece, un altro verbale dove compaiono i voti contestati che i magistrati provvedono ad assegnare. Bisogna pubblicare i due verbali così da conoscere i voti assegnati per sezione a ciascuna lista. In una situazione di questo tipo non c’è altra alternativa per fugare ogni dubbio».
Tra le tante anomalie di cui si è discusso qual è il dato che l’ha più colpita?
«C’è un aspetto di cui poco si è parlato. I dati provvisori comunicati dal Viminale indicano che al Senato ci sono stati 1.093.277 voti non validi, di cui 488.403 schede bianche. Alla Camera i voti non validi sono stati 1.102.188 voti, le schede bianche sono state 448.002. Alla Camera, insomma, le schede bianche sono state di meno nonostante i votanti siano stati di più. E’ singolare che alla Camera, che non dimentichiamolo è stata scrutinata per seconda, ci siano 40mila schede bianche in meno».
Nelle complesse ore del primo scrutinio elettorale ritiene siano stati commessi errori dall’una e dall’altra parte?
«Forse il Viminale avrebbe potuto precisare prima che i dati erano assolutamente provvisori. Successivamente, comunque, è stato detto in maniera molto precisa. Quello che ha provocato la grande confusione è stata l’assurda autoproclamazione di Romano Prodi».
Ma il conteggio reale, quello della Cassazione, ha mai prodotto spostamenti consistenti di voti?
«La Lista Pannella nel 2001 ebbe 9001 voti in meno nel passaggio tra Viminale e Cassazione. E le “varianze” furono 57mila. Può darsi che il dato alla fine sia sempre quello. Ma nessuno può escludere un errore. Attendiamo la fine del conteggio. Ora stiamo parlando del nulla».