Pubbliche scuse della Toyota Negli Usa via ai primi processi

Quando, a fine giugno 2009, Akio Toyoda prese il timone del primo costruttore mondiale di automobili per risollevarlo dalla crisi in cui era precipitato sotto la guida di Katsuaki Watanabe, al comando della casa giapponese dal 2005, mai si sarebbe immaginato che la soddisfazione per il primo trimestre dell’anno fiscale 2009-2010 chiuso in utile sarebbe stata spazzata via dalla gigantesca operazione di richiamo di circa otto milioni di vetture, in Usa e Europa, per un difetto al pedale del gas che causa accelerazioni involontarie. I modelli coinvolti sono otto. Ieri, nel quartier generale di Nagoya, il cinquantatreenne nipote del fondatore Kiichiro Toyoda ha dunque dovuto scusarsi pubblicamente, più volte, accompagnando le parole con i profondi inchini della tradizione nipponica, per aver tradito la fiducia di milioni di clienti che credevano ciecamente nella qualità delle auto che portano il suo nome. È un crollo di immagine che la Casa giapponese sta già scontando: alla Borsa di Tokyo il gruppo ha perso 34 miliardi di yen di capitalizzazione in due settimane e ieri si è aggiunta la minaccia di un declassamento da parte di Standard&Poor’s: attualmente il gruppo ha rating «doppia A», uno dei migliori del settore.
Ma molti analisti ritengono che la situazione potrebbe peggiorare dopo l’annuncio che anche la terza generazione di Prius, da otto mesi l’auto più venduta sul mercato interno e gioiello tecnologico del brand, sarà oggetto di un richiamo per intervenire sull’impianto frenante dopo che 124 clienti hanno segnalato alla potentissima Nhtsa (National Highway Traffic State Administration) americana un ritardo nella frenata delle loro Prius quando il pedale viene premuto a fondo su dossi o fondi a bassa aderenza, un’anomalia che potrebbe riscontrarsi anche su alcuni modelli del brand di lusso Lexus. Non sono soltanto le proporzioni dei richiami - spiegabili con le sempre più diffuse economie di scala che portano all’utilizzo di uno stesso componente su molti modelli - a preoccupare Toyoda e il suo staff, ma anche il duro giudizio degli americani sulla reazione tardiva del costruttore - giunta, sottolineano i giornali statunitensi, soltanto dopo l’intervento del segretario ai Trasporti, Ray La Hood - alle migliaia di segnalazioni di accelerazioni improvvise che Toyota ha per lungo tempo imputato a una posizione non corretta dei tappetini. Un malfunzionamento al quale ora si porrà rimedio con l’inserimento di un piccolo componente in acciaio disegnato per ridurre l’eccesso di frizione nel pedale del gas. Agli enormi costi che Toyota dovrà sostenere per correggere gli errori di fabbricazione si aggiungeranno quelli derivanti dalla class action avviata negli Usa (negli incidenti imputabili al malfunzionamento ci sono stati 19 morti), normalmente stellari quando si tratta di sicurezza. Senza contare che in America aumentano anche i sospetti che l’ibrida abbia difetti ai fari, come riportato dal Los Angeles Times.
Incalcolabili infine i costi che la casa giapponese dovrà affrontare per riparare l'enorme danno di immagine che si concretizzerà anche in un prevedibile calo delle vendite. Flessione che potrebbe intaccare la leadership mondiale già insidiata da Volkswagen dopo l’alleanza con Suzuki.