Il pubblico cattivo del Comunicattivo

Quello che ha capito meglio lo spirito della trasmissione, fors’anche perché lui la comunicattiveria ce l’ha nel Dna, è stato Vittorio Sgarbi, uno dei testimonial d’eccezione dell’edizione del Comunicattivo iniziata in queste settimane.
D’eccezione nel senso letterale della parola, perché da Sgarbi a Pupi Avati, passando per Pigi Battista e per quelli che ci hanno messo la voce, l’hanno fatto tutti gratis, così come è a titolo assolutamente gratuito la trasposizione radiofonica di questa rubrica sulle onde e sulle frequenze di Radiouno. E parlare di «gratis», di questi tempi e in questa Rai, è già un grandissimo evento. Del resto, stiamo parlando di un programma con un conduttore come Igor Righetti, che è bravissimo a creare eventi. Magari ti prende per sfinimento, magari ha un senso della notizia e soprattutto della «notiziabilità» - parola terribile, che giustamente il correttore automatico sottolinea in rosso come i peggiori errori, ma che significa l’intuizione della possibilità per un evento di essere comunicato - unico in Rai, magari è bravo davvero.
Sta di fatto che anche quest’anno il ritorno del Comunicattivo (e della versione radiofonica di Sulla cresta dell’onda) è uno degli eventi della stagione dell’etere e della radio diretta da Antonio Preziosi, che ha ulteriormente allargato gli spazi per la trasmissione: sparisce il sabato mattina - in qualche modo eretico rispetto al tipo di pubblico del Comunicattivo, giovane e molto tecnologico, quindi molto appetito anche dagli investitori pubblicitari, ma anche attentissimo a ogni sfumatura linguistica, come ho sperimentato sulla mia pelle, visto che un ascoltatore mi ha rimproverato un’espressione gergale - e si allunga di un giorno la programmazione pomeridiana. Quindi, ricapitolando, va in onda dal lunedì al venerdì alle 17,20. E, per la cronaca, si è ripartiti il 12 settembre da quota 1751 puntate, in onda da dieci anni.
Senza sconti per nessuno. Ad esempio, Righetti se l’è presa con Enrico Mentana (con critiche che io, personalmente, non condivido affatto), solitamente intoccabile. O anche con i militanti di Pd e Rifondazione che hanno bloccato il giro della Padania: «È risaputo che con il rosso non si passa!». Parole politicamente scorrette, rare in Rai. E, quindi, ancor più preziose. E gli sconti non riguardano nemmeno i protagonisti: oltre al caso personale citato sono decine ogni settimana le segnalazioni via mail o via Facebook che arrivano alla trasmissione. Certo, sembra sempre di stare sotto il tiro di un plotone d’esecuzione di ascoltatori con il fucile spianato. Ma meglio così che un pubblico abulico.