«Pubblico e privato devono collaborare»

L’arida competizione che nel settore socio-assistenziale ha animato il rapporto tra aziende pubbliche e imprese private e che si è dimostrata lesiva per l’offerta sanitaria, potrebbe aver le ore contate. Se lo augura per primo il presidente della consulta sanità di Confindustria Lazio: «La possibilità di collaborazione tra pubblico e privato dev’essere perseguita seriamente - dice Riccardo Fatarella - perché in questo modo si potrà fare sistema e introdurre un immediato miglioramento dei servizi al cittadino. Questo sarà anche il tema principale del convegno di giovedì 3 dicembre presso la nostra sede dell’Eur».
Fatarella, se pubblico e privato collaboreranno davvero, come potrebbe cambiare l’offerta sanitaria?
«L’ospedalità privata deve essere considerata una ricchezza per la nostra Regione perché il cittadino già la considera tale quando usufruisce in tempi brevi delle prestazioni di cui necessita. Un valore aggiunto che dovrebbero prendere in considerazione anche le stesse Asl in una visione più ampia di cooperazione».
E quale dovrebbe essere, in questo contesto, il ruolo dell’istituzione regionale?
«La Regione deve funzionare da arbitro per valutare la competizione nella qualità dei servizi erogati da entrambi i soggetti. A oggi nel Lazio è ancora troppo diffusa la diceria secondo la quale il disavanzo regionale è imputabile in gran parte alla sanità privata. Ma non è così: ci sono regioni dove il privato è più preponderante e non c’è deficit. Ci sono altre regioni dove il privato è trattato alla stessa stregua del pubblico».
La politica sanitaria portata avanti negli ultimi cinque anni nella Regione Lazio ha dimostrato di essere di tutt’altro avviso. Il piano di rientro prevede di chiudere anche i piccoli ospedali privati oltre a quelli pubblici e quindi non rinnovare le convenzioni...
«Sappiamo bene che i provvedimenti presi oggi vedranno i primi frutti tra 3 o 4 anni e forse sarà già tardi per non incappare in gravosi problemi con la terza età. È un futuro abbastanza prossimo per esprimere la certezza nel dire che bisognerebbe adottare diverse strategie: mettere in vendita ai privati i piccoli ospedali da chiudere affinché possano essere riconvertiti in Residenze sanitarie assistite (Rsa) di cui c’è molto bisogno. Dalle casistiche più aggiornate si sa che nel Lazio servirebbero almeno 30mila posti letto di Rsa. Oltre al fatto di dover rivedere l’intera offerta in un contesto più ampio: regime diurno, riabilitazione, continuità assistenziale oltre al diretto e continuo contatto con i medici di famiglia».
Questa la vostra proposta?
«Ce n’è anche un’altra. Più completa e forse provocatoria. Dovremmo prendere esempio dalla politica sanitaria spagnola che sta mettendo in campo Zapatero: qui oramai gli ospedali sono dati in gestione alle imprese private nel rispetto delle convenzioni normative e funzionano a ritmi serrati per dare risposte immediate a tutte le domande di assistenza».